Intervista con Sifu Raffaele Burgo

Di Vito “Nik H.” Nicoletti

 

Benvenuto Sifu! E’ un vero piacere ospitarla sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambino cosa sognava di fare?

Come tutti i bambini, ho attraversato varie fasi: Ispettore di Polizia, Avvocato, Magistrato. Queste passioni giovanili mi hanno portato a compiere i miei studi di Giurisprudenza, anche se non ho svolto nessuno dei tre lavori che sognavo da bambino e da adolescente, in quanto sono un Docente di Diritto.

Chi è Raffaele Burgo?

Una persona normalissima, legata a quelli che sono i valori tradizionali della famiglia, ai princìpi che dovrebbero animare tutti noi. Sono una persona estremamente sensibile, amante delle cose semplici, disponibile con il prossimo. Insomma, amo definirmi come uno degli ultimi « romantici ».

Come è cominciata la sua avventura nelle arti marziali?

Ho iniziato alla tenera età di 10 anni e da allora non ho più smesso (sono ormai ben 48 anni). Tutto cominciò mentre studiavo all’Istituto Salesiano e dove, in ambito oratoriano, dovevamo scegliere una disciplina sportiva da praticare. Fui l’unico ad optare, con somma sorpresa da parte degli altri, per il Karate. Lo insegnava un missionario vissuto a lungo in Oriente. Da quel momento in poi è stata una escalation continua, che mi ha portato ancora oggi ad amare queste splendide discipline. Dopo qualche anno di Karate, conobbi il compianto Maestro Ambra di Salerno che mi fece avvicinare al Kung Fu e da allora ho cercato, con umiltà e passione, di portare avanti un discorso improntato su quelli che sono i dettami dell’Arte Marziale Cinese, grazie anche al mio vecchio Sifu Chen Chu Wen, figura leggendaria, con il quale ho avuto l’onore di praticare per tantissimi anni e che mi ha fatto capire come, oltre alla tecnica, nel Kung Fu c’è una filosofia di vita, una spiritualità senza fine.

Cosa sono le arti marziali per lei?…quando si parla di arti marziali, di cosa si parla?…di cosa si dovrebbe parlare?

Le arti marziali per me sono tutto, una ragione di vita, un mezzo che ha saputo forgiarmi da un punto di vista fisico ma, soprattutto, mentale. Mi hanno accompagnato fin da bambino, permettendomi di avere uno scambio umano e culturale con Maestri di diversi Paesi e ciò è stato fondamentale nella mia crescita personale. Purtroppo, oggigiorno, probabilmente a causa di una scarsa informazione o, comunque, di una informazione errata, si è un po’ travisato il significato di Arte Marziale, per cui spesso si accomuna la disciplina marziale tradizionale con lo sport da combattimento, con relativa confusione da parte di chi usufruisce di tali insegnamenti. L’Arte Marziale presuppone uno studio a 360°, quindi non soltanto calci e pugni, ma filosofia, spiritualità, alimentazione, biomeccanica, meditazione, lavoro sulla energia. Sfortunatamente, soprattutto negli ultimi tempi, la corsa sfrenata verso l’agonismo, quindi la conquista della medaglia e della coppa, ha fatto perdere di vista questi valori, a discapito di quello che, al contrario, dovrebbe essere un meraviglioso studio tecnico, ma anche filosofico. Sentiamo parlare di regolamenti, di gare, di supremazia sugli altri e non di concentrazione, respirazione, tecnica pura, meditazione. Insomma, penso, in tutta umiltà, che le Arti Marziali dovrebbero riscoprire i valori ancestrali di un tempo, onde evitare di dover pensare che quanto codificato dai vecchi Maestri in migliaia di anni, noi siamo riusciti a distruggere in pochissimo tempo.

Insegnare significa…?

Secondo me insegnare vuol dire educare a diventare persone migliori, anche attraverso la pratica delle discipline marziali. Quando si parla di Maestri, del loro “essere” ma anche e, soprattutto, del loro “dover essere” è molto difficile evitare di vedere come, purtroppo, si finisce per diventare dei semplici allenatori piuttosto che dei veri educatori, in quanto ci si sofferma esclusivamente su quelle che sono mere nozioni tecniche, quando si dovrebbe essere in grado di diventare dei punti di riferimento attraverso l’esempio personale. Ho sempre amato dire che io imparo mentre insegno. Sì, perchè anche noi Maestri apprendiamo dai nostri allievi, per cui quando si insegna è necessario essere autorevoli ma non autoritari, offrire all’allievo le proprie conoscenze mai disgiunte dai valori veri della vita.

Si può essere Maestro nella vita?… oppure lo si può essere solo in una palestra?

Ho avuto sempre la consapevolezza che per essere un vero Maestro è necessario trasmettere insegnamenti che facciano crescere l’allievo dal punto di vista psicofisico, per cui il Maestro tradizionale deve essere un Sifu ( Maestro-Padre), capace di dare al discepolo quegli incentivi e quegli stimoli giusti per farlo divenire prima di tutto una persona corretta e poi un bravo atleta. Il Maestro deve dimostrare con il proprio esempio nella società e nella vita privata di rispettare quelli che sono i princìpi che detta in palestra o meglio, nella Scuola dove insegna ( amo definire Scuola e non palestra il luogo dove si insegnano le discipline marziali tradizionali). Soltanto così può diventare un esempio da imitare e seguire e soltanto così rispetta la massima che dice: “ Abbandonate l’apparenza, non v’importi che l’”essere”. Un allievo deve saper trasferire nella vita di tutti i giorni gli insegnamenti che riceve dal proprio Maestro, pertanto qualità come lo spirito di sacrificio, il rispetto, la perseveranza, la pazienza, la modestia, l’umiltà, il coraggio devono essere virtù fondanti della propria vita. La figura del Maestro permea la storia delle arti marziali. Dedicava la sua vita allo studio dell’arte e alla ricerca della conoscenza, educando lo spirito ad uno stato di costante attenzione e all’apertura di un altro aspetto di consapevolezza, cercando di fare propria l’essenza più vera dell’Arte Marziale.

Cosa consiglierebbe a chi vuole addentrarsi in questo mondo?

Consiglio vivamente di “svuotare la tazza”, cioè avvicinarsi al mondo delle discipline marziali con uno spirito umile, al fine di permettere al proprio Maestro di riempire questa tazza con la vera Conoscenza. Inoltre, suggerisco di scegliere una Scuola ed un Maestro che dimostrino con i fatti ciò che propongono, quindi diffidare di chi si autoproclama “grande esperto” senza averne i titoli, di chi propone Corsi intensivi, di chi promette cinture nere in breve tempo, di chi inizia a parlare di combattimenti, di imbattibilità. Insomma, cercare di restare umili e con il cuore semplice; impegnarsi strenuamente nello studio dell’Arte senza fretta e senza l’illusione di poter diventare dei novelli Samurai, ma approcciarsi al discorso marziale con lo scopo di crescere interiormente e di diventare oltre che un buon marzialista, anche un cittadino modello, attraverso l’osservanza dei princìpi che le Arti Marziali trasmettono.

La paura bisogna affrontarla, conviverci o sconfiggerla?… E a lei c’è qualcosa che le fa paura?

La paura è un sentimento insito in ognuno di noi, quindi dobbiamo imparare a conviverci ed accettare che ci saranno sempre situazioni in cui tale sentimento sarà più accentuato. Cosa fare dinanzi ad una situazione che potrebbe indurci ad avere paura? Come diceva Xiao Long ( Il picccolo drago, Bruce Lee), è necessario affrontarla e superarla, in quanto altrimenti è come se noi ci trovassimo di fronte un ostacolo e se decidiamo di aggirarlo e non superarlo, prima o poi ce lo troveremo di nuovo di fronte. Il Maestro vero è un uomo come tutti gli altri. Ad un certo punto della sua vita decide di continuare a fare nonostante il timore di non farcela, di non essere all’altezza, di fallire, di essere criticato, di dire agli altri “questo non lo conosco”. La paura non deve essere considerata soltanto quella che ci paralizza nel momento di una aggressione di natura fisica, ma anche quella che scaturisce da una decisione importante da prendere, da una malattia, da un esame. Quindi, ecco che ci viene in aiuto la psicologia del confronto, la meditazione, la corretta respirazione: metodi utili alla gestione della paura che, in ogni caso, deve essere sempre presente in noi, altrimenti diventeremmo degli incoscienti, ma senza farcene condizionare negativamente. Personalmente cosa mi fa paura? Sapere che, forse, determinati valori della vita sono scomparsi e, di conseguenza, ciò può portare alla dissoluzione, alla spersonalizzazione dei giovani; paura per il futuro delle nuove generazioni che, senza i dovuti insegnamenti, rischiano di perdere di vista quelli che sono gli obiettivi veri; paura che la malvagità degli uomini possa portare ad una definitiva deriva morale.

Nella vita prima o poi si ha il bisogno di guardarsi dentro, le arti marziali aiutano anche in questo?

Il Maestro Wang Wei diceva : « Se mi accorgo che qualcuno mi guarda con odio, non reagisco. Mi limito a fissarlo negli occhi, avendo cura di non trasmettergli alcuna sensazione d’ira o di pericolo. E il combattimento, prima ancora di cominciare è già finito. Il nemico da battere è dentro di noi. Le Arti Marziali non significano violenza, ma conoscenza di sé stessi e degli altri.» Ecco, le discipline orientali permettono di guardarsi « dentro » e di scoprire i propri limiti e ciò è in grado di fornire un mezzo di rinascita per ognuno di noi. Il « segreto » di una corretta pratica deve essere ricercato nella capacità di trovare in noi stessi le soluzioni idonee alle varie situazioni, e questo deve valere sia nello scontro fisico in caso di autodifesa, sia nella battaglia contro i propri limiti fisici e mentali. E’ necessario essere consapevoli delle proprie capacità e di quella di guardare « dentro » noi stessi . L’allievo deve imparare a conoscersi profondamente, isolare i propri limiti e superarli. Questa concezione filosofica ci riporta alla legge del «  mutamento” propria del Taoismo.

Se non avesse incontrato le arti marziali, la sua vita come sarebbe stata?

Non posso nemmeno dire che le Arti Marziali abbiano cambiato la mia vita, essendo praticamente cresciuto praticando queste discipline, nè tantomeno potrei immaginare come sarebbe stata la mia vita senza di esse. Certamente avrei avuto meno occasioni di interscambi culturali in Paesi meravigliosi come Cina, Giappone, Thailandia, Corea, Vietnam, Indonesia, India, Hong Kong che ho visitato nel corso degli anni, conoscendo persone straordinarie che tanto mi hanno dato da un punto di vista tecnico ed umano. Probabilmente, senza le Arti Marziali avrei anche subìto maggiormente le avversità che, inevitabilmente, la vita ci riserva. Invece ho tenuto sempre a mente, grazie alla pratica marziale, la massima secondo la quale «  sei volte morire, sette volte combattere », cioè avere sempre un colpo in più rispetto all’avversario, così come rispetto ai problemi che ci assillano.

Sifu, cosa le piace di più di se e cosa, invece, le piace di meno?

Di Raffaele mi piace la sua disponibilità, sensibilità, serietà e lealtà, che lo portano ad agire sempre con correttezza nei confronti degli altri e senza mai nulla chiedere. Paradossalmente, tutto ciò diventa, spesso, anche un limite, in quanto oggi determinate qualità pare siano andate disgregandosi e, di conseguenza, si rischia di restare delusi dal comportamento altrui.

Quali sono i momenti speciali della vita che porta con se?

In primis il giorno in cui ho incontrato mia moglie, che ha sempre supportato la mia passione per le Arti Marziali, seguendomi e consigliandomi in ogni momento. E come dimenticare i viaggi in Oriente e la conoscenza con alcuni dei più illustri e prestigiosi esperti di queste meravigliose discipline ? Ognuno di loro mi ha lasciato una impronta indelebile nel cuore, insegnandomi a leggere « dentro » me stesso. Ma, con estrema sincerità, devo dire che ogni momento vissuto « con » e « per » le Arti Marziali, è stato per me speciale, perchè ho sempre improntato tutto sul rapporto umano, quindi ogni incontro, ogni Maestro, ogni insegnamento, ogni viaggio, ogni lezione ha rappresentato qualcosa di irripetibile e di unico, seppur nella semplicità del gesto. Non si ripete due volte questo giorno: attimo di tempo, grande gemma. Mai più tornerà questo giorno, ogni momento vale una gemma inestimabile.

Vito
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1 thought on “Intervista con Sifu Raffaele Burgo

  1. Ringrazio di vero cuore il Dottor Vito Nicoletti che, con estrema gentilezza e sensibilità, ha voluto farmi questa intervista.
    Ne sono davvero onorato , orgoglioso e fiero, in quanto essere incluso tra cotanti personaggi è per il sottoscritto motivo di grandissima gioia.
    Il Dottor Nicoletti è persona squisita dal punto di vista etico e, peersonalmente, lo ringrazio ancora per questo suo nobile gesto, sperando di non deludere mai coloro che hanno la bontà di seguirmi.
    Penso che un Maestro di Arti Marziali debba innanzitutto insegnare la moralità e poi la tecnica. Non si possono disgiungere le due cose se si voglio0no mantenere intatti i valori ancestrali delle discipline orientali.
    Grazie ancora e semper ad maiora per questo splendido portale.
    Raffaele Burgo

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