Joker di Todd Phillips con Joaquin Phoenix. Penso basti. Oscar.

Sembra che la storia del cinema abbia riservato al clown più celebre di tutti i tempi un perfetto prequel di Phoenix e sequel di Ledger. Un prima ed un dopo.

Dolore, rabbia, voglia di liberarsi definitivamente e di poter esprimere senza paura la propria natura, ciò che si è, anche se hai un disturbo psicosomatico che ti porta a ridere sempre, nonostante dentro di te hai l’anima lacerata da una società che ti ignora e che decide volontariamente di non aiutarti. Ecco, sono questi gli ingredienti segreti del film Joker di Todd Philips, un film che marchia ed evidenzia molto in profondità quanto la società possa essere corrotta e menefreghista; una società dove i potenti e ricchi vincono sempre mentre i reietti devono subire abusi, violenze e torti da parte di chi è al di sopra di loro, senza poter dire niente.

Un film incredibilmente crudele e reale che ci immerge in una Gotham degli anni 80 in cui un uomo affetto da un disturbo si sente cadere in un buco nero senza fine. Arthur Fleck è un uomo incredibilmente fragile, adorabile, ma disturbato (non solo per la sua malattia) allo stesso tempo. Si occupa di sua madre, fa divertire i bambini in ospedale, fa il clown di professione, ma sogna di diventere un comico come il suo mito televisivo Murray. Arthur ride, ma non perché si diverta, ma perché il suo disturbo lo porta a ridere invece di piangere o arrabbiarsi; una risata agghiacciante, dolorosa e allo stesso tempo macabra che evidenzia sempre di più, e ogni volta, il suo stato d’animo. Una risata che entra di diritto nella storia. Arthur vive in una Gotham sporca, piena di ratti e immondizia, dove poi la vera immondizia sono le persone che lui incontra ogni giorno, persino quando lavora. Si chiede sempre se sia lui ad essere pazzo, o è il mondo intorno a lui che è in decadenza. I colori di questo film accentuano una Gotham fredda e corrotta, sono un vero e proprio pugno allo stomaco.

La colonna sonora è ipnotica, angosciante, disturbante. Va di pari passo con la lenta e dettagliata trasformazione di Arthur e della sua liberazione, del suo rivelarsi al mondo per quello che è. Pellicola angosciante, intensa, crudele, agghiacciante. Incredibilmente reale. Phoenix regala al mondo un’interpretazione di Arthur/Joker completamente inedita. Micromimica da brividi per un Joker che mostra il suo lato più umano, debole, fragile. Il fumetto si fa carne. Finalmente.

In USA è allerta rossa per l’uscita del film. Ma il cinema non genera violenza. Il pericolo più grande per la società sarebbe se non vedesse il film. Se distogliete lo sguardo da questa grande opera d’arte vi perderete il dono dello specchio che ci offre. Sì, c’è un clown turbato in quello specchio, ma non è da solo. Noi siamo lì, di fianco a lui. Tutti noi siamo Joker. È questo che fa davvero paura.

Ho perso quasi 25 chili – dichiara Phoenix – ogni giorno mi alzavo con la paura di essere ingrassato: è una situazione assurda, quasi una malattia. Ma ho scoperto che senza tutto quel peso addosso ero molto più fluido, potevo fare movimenti che prima non sarei stato in grado di fare. Il lato negativo è che ero spesso di cattivo umore, sempre affamato e abbastanza debole. Però alla fine era proprio quello lo stato d’animo giusto per il Joker, uno che cerca di combattere i suoi seri problemi psicologici. La risata che incarna la fragilità del suo stato d’animo. È una risata dolorosa che nasce dal fondo dell’anima, disperata, più triste che felice. E poi il modo in cui si muove: ci sono momenti in cui danza in modo così leggero che sembra sollevarsi dalla tristezza del mondo in cui vive. Per questo mi sono ispirato a Ray Bolger, lo spaventapasseri de Il mago di Oz. Adoro il fatto che il suo personaggio risplenda attraverso la danza, la musica, le note, i solfeggi. Il mio Joker ha dei movimenti un po’ meccanici, un modo di gesticolare e muovere la testa che denota un’arroganza quieta prima … della tempesta. Spesso combinavo danza moderna e musica disco: il bello del Joker è che è davvero imprevedibile. Non mi sono ispirato a nessun Joker. Però mi ricordo benissimo Jack Nicholson nel Batman di Tim Burton. E il bravissimo Heath Ledger. Ma ho preferito prepararmi senza fare riferimento a nessun lavoro precedente, neanche ai fumetti o serie tv. Volevo creare il mio Joker. Che fosse frutto della mia immaginazione. O della mia pazzia. Non è un film sui soliti supereroi, cattivi e umani con poteri speciali. A me i personaggi ispirati ai fumetti piacciono perché hanno problematiche reali, le stesse che abbiamo noi. Joker è proprio questo: uno di noi. Non ha padre, non ha amici, è ansioso, depresso, un lavoro infimo. Ha subito dei traumi ed è stato anche abusato da bambino… Poveraccio… Ha tutti i problemi di questo mondo. Non è stato né piacevole né facile entrare nella sua testa… ma sono orgoglioso di averlo conosciuto…”.

Signore e Signori, abbiamo il vincitore degli Oscar. Che vi piaccia o no.

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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