La nuova stagione di ONLINE – CONNESSIONI PERICOLOSE

Ogni anno almeno 400 milioni di persone nel mondo sono vittime di crimini informatici, i cosiddetti “delitti del nuovo millennio”, dallo stalking alla pedopornografia, dal cyberbullismo al sex extortion fino alle truffe online. Questi reati sfruttano le nuove tecnologie informatiche legate ad internet, che rischiano di trasformarsi in pericolose e quotidiane minacce. Un’emergenza sociale che colpisce le nostre abitudini e che riguarda da vicino i più giovani.

 

Torna su Crime+Investigation (che dal 4 giugno passa al canale 119 di Sky) in prima visione assoluta con sette nuovi casi Online-Connessioni pericolose, in onda a partire dal 19 giugno alle 22:00. Con la collaborazione del nucleo investigativo della Polizia di Stato e la testimonianza diretta delle vittime, la giornalista Elena Stramentinoli (Presa Diretta) viaggia attraverso l’Italia e ripercorre alcune delle più importanti vicende di cybercrime degli ultimi anni.

 

Si parte dal caso di una studentessa di 15 anni di Trento, vittima di bullismo e decisa a suicidarsi ma salvata dal tempestivo intervento della madre, alla efferata vicenda di Valentino Talluto condannato in primo grado a 24 anni per “lesioni gravissime”, avendo contagiato con il virus dell’HIV diverse partner, alcune delle quali conosciute sul web. Garantendo un accesso esclusivo al caso, lo speciale dedicato a Talluto proporrà materiale proveniente dal processo, presentando le testimonianze di sei vittime che per la prima volta racconteranno la propria storia.

 

Prodotta da Leonardo Godano e Cecilia Passa per Ascent Film, la serie è diretta da Christian Letruria, mentre gli autori sono Matteo Billi, Emanuele Cava, Fausto Massa e Paolo Palmarocchi.

 

Ma la collaborazione tra il canale e la Polizia di Stato non finisce qui. E’ stata realizzata una campagna sociale con la Polizia Postale e delle Comunicazioni con l’obiettivo di sensibilizzare le persone a segnalare e/o a denunciare alla Polizia i casi di revenge porn cui loro stesse o altri sono vittima. Lo spot, con l’hashtag: #NonPerdertiNellaRete, andrà in onda sui canali del gruppo A+E Networks Italia (Crime+Investigation, History e Blaze). Continua inoltre la collaborazione del canale con la Polizia Postale e delle Comunicazioni in un’attività che coinvolge le scuole italiane e che preveda la proiezione di alcuni episodi della serie agli studenti e al corpo docente.

 

I CASI

1 – A un passo dalla fine

In una frazione di Trento, una mattina presto una madre riceve un messaggio dalla figlia quindicenne: “scusa mamma se non sono all’altezza di quanto hai fatto per m”e. Va immediatamente in camera della figlia per chiedere spiegazioni, ma trova la stanza vuota. Affacciandosi alla finestra, la vede allontanarsi da casa e la segue. La ragazza percorre il paese a piedi e, giunta in cima al ponte, si ferma, toglie lo zaino e lo appoggia a terra, prende in mano il cellulare e digita un messaggio. Pochi attimi dopo la mamma riceve sul proprio telefono le seguenti “scusa per tutto il male che sto per farti”. La madre si precipita a salvare la figlia e con l’aiuto di alcuni automobilisti, che si erano fermati, scongiura il dramma. In seguito la madre denuncia alla Polizia Postale quanto accaduto, chiedendo che venga analizzato il cellulare della ragazza. Lì si trovano le tracce capaci di ricostruire il motivo dietro il tentativo di suicidio. La sera prima la ragazza aveva inviato al suo fidanzato, cedendo alle lusinghe prime ed alle pressioni poi, una sua foto nuda. Dopo pochi minuti la ragazza viene contattata da una sua amica che la avverte che la foto è presente nei diversi gruppi Whatsapp degli studenti della scuola.

 

2 – Vendetta virale

Una sedicenne all’inizio dell’anno scolastico inizia una relazione sentimentale con un coetaneo. La ragazza, nome di fantasia Emma, invia ingenuamente al ragazzo foto intime. Verso la fine dell’estate, la ragazza riceve una telefonata da una persona, mentre in sottofondo altri ragazzi ridono. Questa persona la insulta relativamente alle foto, chiedendole con quale coraggio si sarebbe presentata a scuola all’inizio del nuovo anno scolastico. Perseguitata da quelle immagini, Emma cade in un baratro: prima i tagli sulle braccia e poi l’anoressia. Non va più a scuola, si chiude in sé. Con il passare del tempo quelle foto arrivano anche alla mamma di Emma che chiede aiuto alla Polizia Postale. A quel punto, messa di fronte ai fatti, la ragazza si confida con i genitori ed insieme denunciano il fatto alla Polizia Postale. Le indagini chiariscono che la prima diffusione delle immagini era stata fatta dalla precedente fidanzata del ragazzo della vittima: ingelosita, aveva avuto modo di conoscere le credenziali di accesso al profilo Facebook della vittima.

 

3 – Blue Whale: la verità

Blue Whale è la sfida social che incita gli adolescenti ad affrontare 50 prove in cinquanta giorni, fino al suicidio, tutto sistematicamente documentato e ripreso con lo smartphone. Il fenomeno ha origine in Russia, in Italia sono tante le segnalazioni di casi sospetti arrivati alla Polizia Postale da docenti e genitori preoccupati, quasi una psicosi collettiva. Eppure la storia ha molti punti non verificati altri impossibili da verificare, il più controverso dei quali è rappresentato dalla figura del “curatore”, una figura esterna che impone e verifica che i ragazzi compiano le 50 prove.

 

4 – Amore a tutti i costi

Maurizio è un infermiere fiorentino di 63 anni. Nel 2016 conosce una 42enne della Costa D’Avorio su un sito internet di incontri. Il suo matrimonio, già in crisi da qualche tempo, si compromette irrimediabilmente. Nel giro di un anno consegna alla donna (trattasi invece di scammer) decine di migliaia di euro: sono i soldi di una finanziaria chiesta per saldare un precedente debito verso la moglie.

La presunta donna gli dice di essere l’orfana di un ex uomo politico del Paese assassinato anni prima: deve sbloccare un’eredità prima di poter venire in Italia e iniziare con quei soldi una nuova vita. Aggiunge che con i soldi dell’eredità lo aiuterà a saldare i debiti. I soldi vengono inviati, ma la donna non giunga in Italia. Anzi, afferma di essere stata aggredita e di essere in ospedale, dove deve sottoporsi ad una costosa operazione. Accecato dai sentimenti, Maurizio continua a pagare fino a consegnarle tutti i suoi risparmi. Lei dopo un anno gli manda la foto dei biglietti del volo che la porterà in Italia: volo che non prenderà mai.

Maurizio si rende conto di essere stato truffato e scopre così che dietro profili fake si nasconde un’organizzazione criminale con sede in Nigeria che opera al livello internazionale avvalendosi di tecniche informatiche all’avanguardia per un giro d’affari di diversi milioni di euro.

 

5 –  Il predatore sessuale

A Nocera nel 2014 una ragazza di 13 anni riceve la richiesta di amicizia virtuale di un uomo di 42 anni di professione una guardia giurata. La situazione dopo poche settimane precipita: dalle semplici parole si passò prima a conversazioni più̀ intime e poi a dei veri e propri atti di stalking.

L’inchiesta parte nel 2014 da un’attività̀ della Polizia, che aveva raccolto la denuncia della tredicenne. La minore racconta agli inquirenti di comportamenti ossessivi, pedinamenti e messaggi minacciosi che le erano stati inviati dall’uomo. Sono due gli episodi che scavalcano il confine del virtuale: il primo inerente a un incontro tra l’uomo e la minore in un centro commerciale, il secondo episodio in spiaggia, con l’uomo che avrebbe seguito la ragazzina.

 

6 – Lo stalker senza nome

Elena ha 39 anni, vive a Piacenza con suo figlio, avuto da una vecchia relazione, e lavora in una società di lavoro interinale come Direttore Commerciale. È una donna in carriera e vive per il suo lavoro. Eppure è proprio per colpa di quel lavoro che la sua vita si trasforma improvvisamente in un incubo. Tutto comincia quando Elena risponde al messaggio di un utente che si lamenta del trattamento riservatogli dalla società, colpevole, a suo dire, di non aver preso in minima considerazione il suo curriculum. Elena difende l’operato dei suoi colleghi, ma è tutto inutile. Anzi, le sue giustificazioni provocano una violenta reazione da parte della persona che decide di passare agli insulti. A quel punto Elena commette un errore di cui ancora continua a pentirsi: “per salvare l’onore della società ho risposto ai suoi insulti, ma l’ho fatto dal mio profilo Facebook, col mio nome e cognome”. Diventa il bersaglio di centinaia di messaggi privati di insulti. Scopre anche che su alcuni siti porno sono state create delle pagine con una sua fotografia associata a scene hard. Ma chi è lo stalker di Elena? Perché si è accanito su di lei con tanta violenza?

 

7 – Nella rete dell’untore

Valentino Talluto è il trentenne romano affetto da HIV che ha sedotto e infettato trentaquattro ragazze.  Ma sono molte di più le ragazze che hanno rischiato il contagio. L’uomo conosce le sue “vittime” sul web: con ciascuna di loro intraprendeva una storia d’amore, ma a nessuna rivelava la sua malattia fino a che, quasi per caso, una ragazza scopre il suo segreto. La notizia finisce sui giornali e molte ragazze si fanno coraggio, riconoscono la foto di Valentino e sporgono denuncia. Valentino è stato condannato in primo grado a ventiquattro anni di carcere con l’accusa di lesioni gravi e ripetute. L’accusa aveva chiesto la pena dell’ergastolo per procurata epidemia.

 

Walter Nicoletti
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