Lo Sponz Fest presenta:

E.COLONIA – L’IRPINIA CHE SI VUOLE RIALZARE
RIPOPOLARE I BORGHI ABBANDONATI CON IL DESIGN RURALE
E ARCHITETTURA D’AVANGUARDIA

Il progetto di uno studio di architetti per ridare vita alle bellezze irpine devastate dal terremoto: “Vogliamo far rinascere i luoghi, ma anche il patrimonio di saperi”. Tra i nostri modelli Adriano Olivetti.
La presentazione nell’ambito dello Sponz Fest, il Festival ideato e diretto da Vinicio Capossela in Alta Irpinia dal 24 al 30 agosto.
Ripopolare antichi borghi abbandonati si può. Se si uniscono architettura d’avanguardia e le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica con le risorse del territorio (materiali e immateriali) e l’arrivo di “attivatori esterni”, i neoartigiani.
Questo il concetto alla base di E.COLONIA, ideato dallo studio di architetti e ingegneri +tstudio (www.piutstudio.it) e finanziato dal GAL CILSI (Centro di Iniziativa Leader per lo Sviluppo dell’Irpinia).
Un progetto che verrà presentato nell’ambito dello Sponz Fest, il Festival ideato e diretto da Vinicio Capossela in Alta Irpinia dal 24 al 30 agosto, e che quest’anno vuole dare ampio risalto a quelle realtà positive che si muovono per valorizzare  territorio.

E. Colonia ha preso il via a giugno e punta a ripopolare il borgo di Carbonara abbandonato dopo il terremoto del Vulture del 1930. Al posto di ruderi e rovine – a partire da settembre – sorgeranno vere e proprie “capsule” abitative ad alta efficienza energetica, calate o costruite, a seconda dei casi, nei ruderi da riabitare. In questo modo, oltre a garantire la riconoscibilità e reversibilità dell’intervento di riuso, conservando quindi intatte le architetture esistenti, ne verrà assicurato un migliore comportamento alle azioni sismiche.

Carbonara tornerà a vivere grazie allo sviluppo di un distretto formativo/produttivo neo-artigianale, in grado di competere con la scena nazionale ed internazionale. Nascerà una vera e propria “accademia del design”, dove giovani makers impareranno a costruire oggetti seguendo le linee della tradizione e della modernità.

La scuola utilizzerà come atelier gli stessi laboratori degli artigiani; come biblioteca il museo etnografico, che da anni stenta a decollare; come docenti – oltre a quelli ufficiali della scuola – gli stessi contadini, falegnami, sarti, fabbri, senza dimenticare casalinghe e nonne.
Il borgo rinascerà grazie agli atelier dei makers, impegnati costantemente a convertire e tradurre sapienze territoriali in nuovi oggetti, strategie, concept o riflessioni sulla contemporaneità.

“Il design che intendiamo noi – spiega l’architetto Enzo Tenore, ideatore del progetto coadiuvato da Katia Fabbricatti –  mette in moto processi creativi, a partire dalla conoscenza dei luoghi, senza occuparsi in prima istanza dei risultati, della forma finale, ma badando a che il percorso del progetto sia corretto e coerente, tenendo insieme tutte le componenti emerse nel percorso ideativo. Un nostro designer potrà parlare con una contadina e disegnare una nuova tisana (ad esempio attraverso l’integrazione tra essenze antiche ed esotiche), non solo la sua grafica e il suo packaging. Sarà connesso col mondo dai suoi margini, dove ė più semplice pensare, dove arrivano meno segnali distorti, dove le frequenze del pensiero possono mettersi in sintonia da subito con l’esistenza di ciascuno”.

Il design rappresenta in questo caso un’occasione di collegamento tra una società in profonda trasformazione e un mondo che sembra isolato, distante dalle dinamiche culturali ed economiche che definiscono la condizione della contemporaneità.

I primi 50 giovani makers che hanno aderito, futuri neo-artigiani, arrivano da varie regioni d’Italia. Una comunità proveniente da ambiti disciplinari differenti (professionisti e studenti, designer e artisti, coltivatori e menti curiose).
Durante il workshop e i seminari – a cui sono intervenuti docenti di rilievo internazionale quali Andrea Anastasio, Bianco-Valente e Vittorio Venezia con il direttore Marco Petroni – hanno assorbito e scambiato la cultura materiale locale per tradurla in sistemi di produzione contemporanei.

I prodotti realizzati daranno vita al primo catalogo di design rurale e.colonia, con l’intento di avviare nel breve periodo una produzione connessa ad un consorzio di artigiani. Alcuni oggetti del prossimo catalogo saranno presentati in anteprima allo Sponz Fest.

Tra i modelli di e.colonia, la comunita’ di Adriano Olivetti, in versione rurale e non industriale. Come il famoso ingegnere credeva nell’equilibrio tra solidarietà e profitto, così E.colonia trova i suoi principi in una forma di cooperazione socio-economica che fonda le sue radici in un senso di collettività inclusivo, animato da processi di trasmissione di conoscenza.

Alla base dell’intero progetto non c’è dunque solo il recupero delle aree abbandonate, ma anche il recupero di un materiale antropologico troppo spesso messo da parte. Un prezioso patrimonio di oggetti della cultura del territorio, un archivio di saperi, usi, costumi che possono essere rimessi in vita attraverso l’incontro tra generazioni e bisogni differenti e complementari.

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Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
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