di Berta Corvi.

 

Per Voce Spettacolo, ho assistito in anteprima alla proiezione di “Moonlight”, diretto da Barry Jenkins. Vincitore del Golden Globe 2017 per il Miglior film drammatico e candidato a 8 premi Oscar, è già considerato uno dei film più straordinari del 2016.

Vorrei condividere con voi le mie impressioni prima dell’uscita ufficiale prevista per il 16 febbraio 2017. Andare a scoprire questo film senza nemmeno aver letto la sinossi è stata una sfida che ho voluto impormi. La sorpresa è stata enorme! In realtà, gli unici attori che ricordavo erano Mahershala Ali (Juan), uno dei principali attori della serie “The 4400” e la cantante Janelle Monae (Teresa). Vedendo la locandina prima dell’ingresso nella sala ero lontana dall’immaginare la storia. Infatti l’ho trovata completamente diversa dagli argomenti affrontati abitualmente nelle produzioni afro-americane.

In questo film, che trae origine dallo spettacolo teatrale inedito “In Moonlight Black Boys Look Blue” di Tarell Alvin McCraney, il regista esamina, con sensibilità, il tema dell’adolescenza ferita che potrebbe adattarsi a chiunque, a prescindere dalla razza, dal genere, dall’età e dall’orientamento sessuale. Egli ci permette attraverso le sue riprese, i suoi ritagli, le sue scelte musicali di osservare gli sviluppi e le emozioni di Chiron, un ragazzino di colore appartenente ai quartieri poveri e violenti di Miami, che cresce da solo con la madre drogata e deve far fronte a problemi di identità. È respinto da tutti, è atipico, ancora di più si tratta di un nero “atipico” in un ambiente in cui il dialogo è scarso e non è favorevole per accettarlo così com’è.

Per tre periodi critici della sua vita, questo giovane afroamericano deve quindi combattere contro il suo ambiente e la sua famiglia e vivere la sua omosessualità, cercando di affermarsi, pur rimanendo fedele a se stesso.

Il film si apre con Chiron (soprannominato ‘Little’ nel film) che ha dieci anni. Il ragazzo fugge dai giovani bulli del comprensorio delle case popolari in cui vive e viene, miracolosamente, aiutato da Juan, un trafficante di droga che diventa la sua guida e si prende cura di lui insieme a Teresa, la sua dolce ragazza.

Nel secondo periodo, Chiron, ormai adolescente, deve affrontare la sua prima attrazione per Kevin, il suo compagno di scuola, l’aggravamento dello stato di salute di sua madre e un episodio spiacevole che cambierà l’evoluzione della sua vita.

Si arriva al terzo periodo dove Chiron, diventato adulto, si fa chiamare ‘Black’. Avendo represso i suoi sentimenti amorosi nel corso di tutti questi anni, ha anche soffocato la sua identità impedendone lo sviluppo.

Il film si conclude con una scena magistrale nella quale, dopo 10 anni, Chiron ritrova Kevin.

Moonlight, il cui titolo fa riferimento ad una luce nel buio o a cose che vengono illuminate, anche se non si vorrebbe mostrarle, è una storia universale e imperitura di confronti umani e di esplorazione interiore. È allo stesso tempo la descrizione di uno scenario vitale della realtà afro americana e una riflessione poetica sull’identità, la famiglia, l’amicizia e l’amore. È un film coinvolgente nel quale i personaggi, nell’esprimere un po’ alla volta i loro sentimenti, affermano la propria individualità. A queste vittime delle proprie emozioni e in cerca di un cambiamento, Jenkins riesce a dare un senso di liberazione.

Moonlight è inoltre fortemente caratterizzato dai luoghi in cui si svolge la storia, cioè a Miami, che diventa città di spicco della Florida. Il film è stato girato in un quartiere noto come Liberty City, un vasto distretto di case popolari e uno dei luoghi più pericolosi d’America, proprio perché la storia risultasse la più autentica possibile e che la forza delle comunità di quell’area si potesse percepire. Fra l’altro molte delle persone coinvolte nel film sono nate in Florida e, pur diversamente, condizionate e formate dalla città di Miami.

La scelta degli attori è particolarmente indovinata. Si potrebbe quasi credere che il personaggio sia sempre lo stesso, l’invecchiamento del protagonista è sbalorditivo.

Per ‘Little’, sono state esplorate le vie della città ed è stata condotta una ricerca nelle scuole. La preferenza è andata ad Alex Hibbert per la sua pacata curiosità e per l’emotività che i suoi occhi esprimevano.

La selezione di Ashton Sanders, Chiron adolescente, è avvenuta dopo una ricerca su Internet di studenti iscritti alle scuole di recitazione. La sua sobrietà e la sua imperturbabilità sono state le qualità che gli hanno permesso di essere notato e scelto.

Per la versione di Black, Chiron adulto, hanno prevalso la mascolinità e la vulnerabilità di Trevante Rhodes, ex campione di atletica della Louisiana. Trova qui il suo primo ruolo importante dopo parti di scarso valore.

I tre attori, pur non essendosi mai incontrati durante le riprese, sono rimasti legati da una grande fragilità e sensibilità.

Il protagonista, che quindi ci affascina con l’energia dei suoi silenzi e dei suoi sguardi, è interpretato e rappresentato in tre periodi della sua vita da questi tre personaggi. Si svela lentamente e ci porta in tutta questa storia in una catena di meditazione sociale: genitori single, emarginazione, remissività, rassegnazione, amore, amicizia.

Ciò che risulta ancora più forte è che qualunque sia il nostro genere possiamo tutti, in un momento o l’altro delle nostre esperienze personali, sentirci vicini a Little, Chiron o Black nelle tre fasi cruciali della sua vita.

Si nota anche la recitazione di Janelle Monáe, che passa da un look proteiforme musicale ad una parte sobria che le si addice molto.

Nel caso di Juan, lo spacciatore che diventa l’angelo custode di Chiron mentre rifornisce sua madre di sostanze stupefacenti, la scelta è andata a Mahershala Ali per il suo aspetto minaccioso e allo stesso tempo paterno. È lui che impartirà insegnamenti fondamentali al ragazzo per aiutarlo a sopravvivere negli anni successivi fino a quando Chiron non diventerà per certi aspetti una versione di Juan.

Barry Jenkins domina non solo la parte simbolica, ma anche la tecnica (rotazioni fluide della telecamera nella scena di apertura, piani frontali, begli effetti di sfocatura sui campi lunghi della schiena) e l’estetica (il colore blu ubiquo in riferimento al titolo della rappresentazione teatrale, le atmosfere notturne).

Il rapporto evidente del protagonista con l’acqua (il mare, la vasca, il bagno di ghiaccio e l’acqua da bere) e più in generale con altri elementi (il vento e la terra in particolare), con il cibo (molte scene di degustazione) e i suoi aspetti fisiologici marcati (lacrime, sangue, muscoli) sottolineano l’argomento: il protagonista è un essere umano, frutto della natura. Ha il suo posto in questo mondo come qualsiasi altro essere umano. Non importa da dove provenga o quali siano le sue inclinazioni sessuali che lo rendono vittima a scuola ancora di più del colore della sua pelle.

Il carattere religioso è anche presente nella forma di due figure protettrici e benefattrici che giocano il ruolo dei genitori succedanei del ragazzo nella prima metà del film di fronte a una madre biologica assente: il “padre” Juan e la “madre” Teresa (la scelta del nome non è certo casuale) molto benevoli. Due figure che guidano il personaggio in questo mondo ostile e lo spingono ad affermare la propria identità che è la parola d’ordine del film.

Non fare troppo è un compito arduo ben eseguito in questo film dalla trama semplice ma raffinata. Si passa da piccoli gesti toccanti ad atteggiamenti che spesso sostituiscono le parole. Il protagonista è avaro di parole, sempre con la testa inclinata verso il basso, tranne in un momento cruciale nel film. Si nota l’improvvisa scomparsa di personaggi nelle scene eliminate di scatto, soprattutto alla fine di ognuna delle tre parti Little / Chiron / Black, rendendo il tutto più accattivante.

Ho anche apprezzato la bella colonna sonora in cui la musica svolge un ruolo importante. Il film prende vita anche grazie alle sue composizioni musicali che dobbiamo al compositore Nicholas Britell, il quale è rimasto colpito dall’inclinazione di Jenkins per un certo lirismo. Dalla lettura della sceneggiatura sono emerse bellezza, intimità, tenerezza e sensibilità. Britell è riuscito a catturare tutti questi elementi con il primo pezzo ‘Chiron’s Theme’. Il brano è poi diventato la base di tutta la colonna sonora. Dopo aver completato le sue composizioni, Britell le ha ‘triturate e distorte’ (‘chopped and screwed’). Ha saputo cogliere con esattezza il senso del film cambiando adeguatamente la musica ad ogni mutamento fisico di Chiron.

Con la sua seconda opera, Barry Jenkins ci dimostra ancora una volta il suo talento con il bello e delicato ‘Moonlight’, vero trattato sulla tolleranza e l’assertività. Perché l’ha diretto a tutti gli effetti e in tutti i dettagli (regia, sceneggiatura, recitazione), senza dimenticare di esplorare con finezza tutti quegli aspetti legati alla complessità dell’Uomo, si è meritato il recente Golden Globe per il miglior film drammatico. Un capolavoro in tre ambiti: psicologico, sociale e poetico … da vedere assolutamente!

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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