Spettacolo vincitore del TROIATEATROFESTIVAL 2014,
Menzione speciale al PREMIO SCINTILLE ASTI TEATRO 2014,
Vincitore del premio degli allievi al GIOVANI REALTA’ 2013 di UDINE,
Nomination “Special Off “ ROMA FRINGE 2015,
Premio critica e pubblico CASTELBUONOTEATRO festival 2015

“Le due registe hanno messo una grande carica emotiva in questo spettacolo, lo si percepisce fin dall’inizio, riescono a coinvolgere e far ridere” [La nouvelle vogue]
“Da una lunga ricerca nel patrimonio della tradizione popolare favolistica italiana passante per le poesie friulane di Pasolini, le novelle di Emma Perodi, e le fiabe italiane di Italo Calvino, nasce Santi, balordi e poveri cristi, un’ originale armonia di affabulazione e musica” [Stato quotidiano]
“Ironia, allegria, originalità, tempi musicali e comici giusti sono gli ingredienti che rendono la narrazione frizzante ed energica tanto che alla fine dello spettacolo non si è sazi abbastanza e si ha voglia di ascoltare altre storie” [Gufetto]
“Un esempio di teatro interattivo dove si mischiano dialetti, fatti tramandati, stornelli, fantasia e vita. Qualcosa di cui riappropriarsi, un mondo da ri-conoscere. Possiamo dire, finalmente, di aver assistito a uno spettacolo fresco e genuino, nuovo e radioso” [Unfolding Roma]
“E al termine, come bambini, viene da chiedere: Ancora, ancora!” [Recensito.net]
“Santi, balordi e poveri cristi ha il sapore del primo Ascanio Celestini, di Dario Fo, di giullarate antiche e stornelli irriverenti, di poesia e di terra” [Linkiesta]
Giulia Angeloni e Flavia Ripa, ispirate da motivi della tradizione popolare e da una formula appartenente tanto al teatro di strada quanto alla tradizione giullaresca e dei cantastorie, allestiscono uno spettacolo di affabulazione e musica, ricco di racconti, fiabe e ballate.
Il progetto Santi, balordi e poveri cristi nasce da una ricerca su materiali relativi alla tradizione orale rintracciando nella fiaba popolare il primo territorio d’indagine. Le fiabe, come scrisse Calvino: “… sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna” e in uno spazio scenico semplice, privo quasi di scenografia, perché sta al corpo e alla parola dell’attore evocare scene, personaggi e atmosfere, prende vita la genesi di diversi destini.
Tutto ha inizio con la storia di due donne fuggite da un circo nella speranza di liberarsi dei fenomeni da baraccone con i quali si trovavano costrette a convivere. Sperano, con il loro viaggio, di approdare a un aspetto di quella vita che la società propone, considera e impone come standard di normalità. Durante il loro disperato tentativo di prendere contatto col tanto agognato “mondo reale” incontreranno, però, tutta una serie di personaggi che si riveleranno ancora più bizzarri dei colleghi del circo da cui erano fuggite. E sarà proprio attraverso le storie di questi personaggi strampalati che le due narratrici tenteranno di cantare quello che della realtà han fatto esperienza. Le due giovani donne vivranno un percorso di sensibilizzazione. I vari personaggi che le due moderne cantastorie vanno a impersonare hanno in comune, infatti, la non appartenenza, l’esistenza ai margini di una società che li allontana, o dalla quale si allontanano, perchè non si confanno a una norma costituita e a schemi fissi radicati che non danno spazio ad altre interpretazioni e visuali. Il non sentirsi accettati o parte integrante resta un fardello pesante con cui convivere. Per quanto sia necessario mantenere una propria individualità, l’uomo ha bisogno di interagire e confrontarsi, di comunicare e condividere e il pregiudizio insolente pone barriere, crea distacchi, scissioni, conflitti tra la propria personalità e il suo bisogno di accettazione. In fondo, le due viaggiatrici non sono anch’esse scappate perché stanche di essere catalogate come soggetti clownistici lontani quindi da quelli che sono i ritmi e le condizioni della vita “normale”? Anche loro sentono questo bisogno di identificarsi in un nucleo comune. Ma quel nucleo comune è fucina di contraddizioni, è quella stessa società che invece di far da legante separa rifiutando e non accettando.
Di questa corte dei miracoli fatta di santi, balordi, emarginati e poveri cristi, si apprende il concetto della diversità e il fraintendimento storico di questa parola. Diverso vuol dire fare esperienza del nuovo e spesso il concetto differenza viene malamente interpretato, portando addirittura ad aver timore dell’altro, di ciò che reputiamo sconosciuto. La storia pare suggerirci che ognuno cela forme di differenza, e in fondo possiamo anche affermare di essere tutti fuori luogo. Un tema universale questo che si prova, senza presunzione alcuna, a narrare, privandosi della banalità in cui si potrebbe incorrere trattandosi di un topos dibattuto e delicato. Le giovani attrici decidono quindi di alleggerire il tema senza sminuirlo, ma mostrando l’aspetto ilare e delicato della comunicazione che di per se è varia e si sposta a più livelli. Loro scelgono, quindi, di riprendere il linguaggio semplice del racconto e della favola che rende i concetti leggeri senza privarli di alcuni spunti di pacata riflessione.

Note di regia ”Le storie che hanno mosso la nostra necessità di raccontare sono state quelle dei bambini nati sbagliati, dei rifiutati, di quei poveri cristi per cui non c’è un posto al mondo al di fuori di un circo o di una corte di balordi. Per i quali forse non c’è alcuna altra via se non quella del balordo. Tema universale che ancora parla molto di noi, dei nostri ghetti sociali ed interiori, dei nostri tabù, di quel desiderio di appartenenza che è bisogno insito nell’uomo e di quanto alto possa essere il costo per chi sceglie o è costretto a rinunciarci … Il nostro tentativo è dunque quello di suggerire dubbi, aprire questioni, spingere alla riflessione, rifuggendo qualsiasi impronta didascalica, ma al contrario, cercando di offrire un prodotto che sia il più possibile coinvolgente, comunicativo, divertente. Il tutto in un’ottica di estrema leggerezza e fruibilità. Abbiamo riscritto e interpretato le nostre fiabe utilizzando i linguaggi del racconto orale. Il canto, la rima, il dialetto e il ritmo evocativo che lo caratterizza. Una scelta un po’ fuori dal tempo ma che in un’epoca come la nostra, in cui l’offerta mediatica si è fatta sempre più varia ed articolata ma lo spazio d’ascolto sembra andare via via riducendosi, può suggerire un’alternativa, un incontro con una modalità di fruizione diversa ma magari altrettanto efficace”

 
Arci Ohibò via Benaco, 1, Milano Info: 0239468399
www.associazioneohibo.it
13 dicembre ore 20.30

Follow Me

Vito "Nik H." Nicoletti

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Vito "Nik Hollywood" Nicoletti è Caporedattore di Voce Spettacolo. Si laurea in Giurisprudenza.
Allievo esperto di Kung Fu
Vito
Follow Me

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 × quattro =