di Valentina Gemelli.

 

Al Teatro Arvalia, dal 12 al 15 Novembre è andato in scena lo spettacolo “Specchi di tela”, scritto e diretto da Corrado Scalia ed interpretato da Eleonora Manara, Daniela Moccia,Corrado Scalia, Luca Milesi, Laura Nardi, Loretta Colaneri.
Lo spettacolo, presentato dalla Galleria di Madame Kobal, si apre con un vernissage foto – pittorico con opere di Pier Alberto Faina, Antonio Bonaviri, Patrizia Borrelli e Marco Picistrelli, con la partecipazione del Maestro Olivier Bertin. Agli ospiti è offerto un vino “dal profumo di viola”della Cantina Terenzi che si degusta mentre si osservano le opere degli artisti.
Specchi di tela è uno spettacolo che parla di donne, così come le fotografie di Marco Picistrelli nelle quali è raffigurato il dramma delle donne uccise dagli uomini. E’ ritratta una donna a metà, perché l’altra metà, rappresentata dall’amore, non c’è più. Sono fotografie in bianco e nero che raccontano di donne uccise, tradite e che soffrono. C’è la donna in bianco, con le braccia protese verso l’uomo al quale chiede di non farlo. E c’è quella in bianco e nero, che lo osserva mentre la sta uccidendo: ha un solo occhio colorato d’azzurro e le labbra disegnate di rosso per raffigurare l’ultimo barlume di vita rimasto. E poi c’è il teschio. La morte.
Ed è morta anche l’Euridice di Patrizia Borrelli. Il quadro dell’artista coglie lo sguardo di Euridice che si spegne nell’istante in cui si interrompe la sua nascita, ovvero quando l’amato Orfeo, dopo aver ottenuto di poterla andare a riprendere nell’Ade, si gira a guardarla.
Il tragitto conduce in platea e lo spettacolo ha inizio. Con questo lavoro Corrado Scalia ha voluto stimolare tutti e cinque i sensi in un solo colpo. Ha reso scenografia l’intero edificio teatrale e il pubblico stesso che, fin dal suo ingresso, è stato accompagnato in un percorso sensoriale fatto di esposizione d’arte pittorica e fotografica di rinomati artisti, prima di essere ammesso allo studio del Maestro Olivier Bertin. “Musica immortale ed ironia, grazia e impudicizia hanno fatto da cornice”, per usare le parole dell’autore. Bravi tutti gli attori.

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Voce spettacolo intervista Eleonora Manara che interpreta Madame Kobal.

Eleonora, chi è Madame Kobal?

M.me Kobal è una gallerista d’arte nella realtà del vernissage e nella commedia. Durante lo svolgimento della commedia lei è travestita da gallerista ma, in realtà, è un diavolo che vuole rubare le anime racchiuse sotto i colori del quadri.

“Si usano gli specchi per guardarsi il viso. Si usa l’arte per guardarsi l’anima”. Queste le note di regia. E tu usi lo specchio per guardare cosa?

Io uso lo specchio per guardare, attraverso i miei occhi, la mia anima per, poi, ascoltarla.

In scena, in proscenio, c’è un unico quadro coperto da un telo viola. E’ il ritratto di Nane. Cosa rappresenta la giovane donna?

Nane è la figlia di Anna, l’amante di Olivier Bertain e rappresenta la freschezza della gioventù, la bellezza pura, quello che nessuno vorrebbe perdere ma, ahimè, il tempo passa inesorabile, per tutti.

Le cornici vuote sono un pretesto per far parlare sia l’interprete che l’anima, è così?

Si hai centrato il significato. Fuori interprete, dentro anima.

Quante volte, nella vita, si indossa la faccia per coprire il volto?

Tutti indossiamo la faccia per coprire il volto, specialmente per difenderci. Anche Pirandello ce l’ha insegnato. Io personalmente, purtroppo, non ho maschere.

Ti rivedremo a teatro prossimamente?

Dal 7 al 17 gennaio sarò in scena ne “Il Vizietto” al Teatro Arvalia, con la regia di Filippo Bubbico.

Walter Nicoletti
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