Stella Adler, l’altra faccia del Metodo

Stella Adler, una delle figure più importanti nel teatro americano del Novecento, figlia e sorella di attori (suo padre aveva fondato l’Independent Yiddish Art Company) si formò al laboratorio fondato da Richard Boleslavskij e Marija Uspenskaja, ex membri del Teatro d’Arte di Mosca, che emigrati negli USA dopo la rivoluzione russa del 1917 vi avevano esportato il metodo del primo Stanislavskij. Fece parte del mitico Group Theatre, sotto la direzione di Harold Clurman, più tardi suo marito, che comprendeva tra gli altri, Lee Strasberg, Cheryl Crawford, Elia Kazan, Clifford Odets, Sanford Meisner, Robert Lewis, che a loro volta diventarono protagonisti, testimoni e creatori di messe in scena e scuole di recitazione – a cominciare dall’Actors Studio – e i cui insegnamenti arrivano ai giorni nostri, incarnati dai loro migliori allievi e continuatori come Uta Hagen, Ivana Chubbuck, Susan Batson. Grazie all’attività del Group Theatre e all’insegnamento di Stanislavskij tutto l’ambiente teatrale americano fu rinnovato. Dopo lo scioglimento del gruppo, le strade si separarono, generando grandi dibattiti e riflessioni teoriche sull’arte della recitazione.

Di qui l’importanza di questo libro.

Infatti quando nel 1934 Stella Adler, insieme a Clurman, si recò Parigi dove incontrò Stanislavskij e studiò con lui per cinque settimane, scoprì che Stanislavskij aveva in parte rivisto le sue teorie per sottolineare il valore dell’immaginazione nella recitazione. La grande novità dell’ultimo Stanislavskij era questa: «Ogni azione fisica è di natura psicofisica. […] Le emozioni interiori e l’identificazione con il personaggio possono essere indotte dal mero movimento, dall’azione e dal ritmo». Stella Adler dopo l’incontro con Stanislavskij rifletté sul fatto che spesso l’attore non era  in grado di controllare il meccanismo messo in moto dal ricorso alla memoria emotiva, che aveva tra l’altro effetti che potevano diventare pericolosi nei soggetti emotivamente più fragili. «Che il rischio fosse reale sembrano dimostrarlo casi come quello di Marilyn Monroe; senza parlare, […] dei numerosi giovani attori la cui psiche non aveva retto all’impatto con tali metodi. Anche nei casi migliori, inoltre, la recitazione tendeva ad assumere un carattere estremamente concitato, che forniva prove convincenti solo nei drammi decisamente realistici e nei personaggi marcatamente nevrotici. Infine, l’accento messo sull’utilizzazione del ‘diario del personaggio’ andava a scapito della funzione centrale del testo e quindi dell’autore; non è un caso che il ‘metodo’, nato per gli attori di teatro, abbia in realtà dato i risultati più probanti nel cinema» (Riccardo Martelli). Strasberg, che guidò l’Actors Studio fino alla sua morte nel 1982, aveva radicato la sua visione del Metodo su quello che Stanislavskij aveva sottolineato all’inizio della sua carriera: l’attore avrebbe dovuto eseguire esercizi di memoria “affettivi”, improvvisando e coniugando “il passato cosciente” per trasmettere emozioni: ad esempio, rivivere una tragedia personale per mostrare angosce.

Per Stella Adler usare il proprio passato cosciente era sbagliato e limitativo, bisognava usare l’immaginazione creativa per creare un passato che appartenesse al personaggio da interpretare: «non voglio che tu sia attaccato alla tua vita, è troppo poco […] Portare alla luce esperienze vissute, come ad esempio la morte di mia madre, per dare alla luce un personaggio è da malati. Se questo è recitare, non voglio farlo». Per lei, rimasta fedele agli insegnamenti di Clurman, il teatro «è il luogo in cui la gente viene a vedere la verità sulla vita e sulla situazione sociale: il teatro è un raggio spirituale e sociale del suo tempo, è stato creato per dire alla gente la verità sulla vita e sulla situazione sociale». Recitare significava agire, perché sono le azioni che generano emozioni sia nell’attore che nel pubblico. L’immaginazione deve assumere un ruolo guida, in modo da condurre l’attore nella mente del suo personaggio. Se l’attore comprende la natura delle azioni che esegue, aiuta il pubblico a capire più a fondo il proprio comportamento.

Il libro raccoglie le trascrizioni delle lezioni di questa grandissima attrice e insegnante e permette di conoscere i capisaldi del suo approccio alla recitazione, oltre a trasmettere il fascino e l’atmosfera delle sue lezioni. Tra i suoi tantissimi allievi ricordiamo Marlon Brando, Robert De Niro, Warren Beatty e Harvey Keitel.

 

Stella Adler (1901-1992) dopo aver recitato per molti anni nella compagnia di teatro yiddish di suo padre, il grand Jacob P. Adler, fu tra i membri del Group Theatre. Moglie del regista Harold Clurman, dopo aver abbandonato le scene, si dedicò all’insegnamento della recitazione.

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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