SUBURRA. La recensione del Direttore

SINOSSI

Nell’antica Roma la Suburra era il quartiere dove il potere e la criminalità segretamente si incontravano. Come nella migliore tradizione italiana, dopo oltre 2000 anni, quel luogo esiste ancora. Il film è la storia di una grande speculazione edilizia, il Water-front, che dovrebbe trasformare il litorale di Ostia nella nuova Las Vegas. Per realizzarla serve l’appoggio di Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino), politico corrotto e invischiato fino al collo con la malavita, di Numero 8 (Alessandro Borghi), capo di una potentissima famiglia che gestisce il territorio e, soprattutto, di Samurai (Claudio Amendola), il più temuto rappresentante della criminalità romana e l’ultimo componente della Banda della Magliana.

LA RECENSIONE

Formidabile la regia di Stefano Sollima, che si inventa una Roma cupa, lurida, laida, perlopiù notturna, invasa dal fango, flagellata dalla pioggia. Ma lo schematismo con cui Suburra racconta le mani sulla città di vecchi e nuovi poteri criminali, e il loro intreccio con la politica, si fa fatica a digerirlo e impiomba il film. Un’operazione rigidamente a tesi, da vetusto cinema militante, riscattata solo dalle visioni e dal senso del cinema di una messinscena potente. Molti echi e derivazioni da film e tv precedenti. Roma è in mano al Samurai (Claudio Amendola). Un passato nero, in tutti i sensi, un presente da boss onnipotente. I vecchi sodali sono al posto giusto, oppure lui sa metterceli, dove devono stare. Malgradi (Pierfrancsco Favino) è un politico di centrodestra tutto sesso (soprattutto con la sua escort preferita, interpretata da Giulia Elettra Gorietti (qui l’escort di lusso Sabrina, faccia d’angelo caduto), droga e soldi troppo facili. Numero 8 (Alessandro Borghi, dopo Caligari è ufficiale: abbiamo un fenomeno e ce ne accorgiamo solo ora) ha ereditato dal padre un racket redditizio, ma ne ha cambiato i metodi. Più efficaci ma anche meno discreti. Tiene solo a due cose: il potere e la sua donna (Greta Scarano, Viola, i suoi occhi, quello sguardo sconfitto, sono il senso del film). Andare a vedere Suburra è come interrogare il primo della classe, si parte un po’ più tranquilli e propositivi. Stefano Sollima non ci ha fatto rimpiangere troppo ACAB, gli sceneggiatori (Petruglia, Rulli, Bonini) hanno adattato il romanzo di De Cataldo con serietà, misurando le parole e i silenzi e il cast è stato modellato nei minimi dettagli per dei cattivi eccelsi. La sensazione è che il nostro cinema, inteso come sistema industriale, si giochi parecchio con questo film. Dall’esito in sala di Suburra (verrà distribuito nella quantità enorme di 500 copie) dipenderà parecchio. Tanto per cominciare, la rinascita di un cinema di genere italiano in grado di triturare e metabolizzare i dati della nostra cronaca e storia per farne spettacolo a uso delle masse, rinascita sempre invocata e mai del tutto realizzata. E poi la vendibilità su scala mondiale dei nostri prodotti audiovisivi, la prospettiva di riacquistare un posto decente nel ranking dell’intrattenimento globale, la capacità di dar vita a spin-off e serialità televisive che siano competitive con le meglio cose provenienti da America, UK e Francia (Netflix, che figura tra i credits d’apertura, ha già annunciato che ne trarrà una serie). Saranno gli incassi a dare la risposta.

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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti è un produttore, filmmaker, attore e fonda Voce Spettacolo nel 2013. Laureato in Giurisprudenza. E' portavoce italiano della Notte degli Oscar® - European Oscar Party (2018-2019).
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