The Revenant – La Recensione

di Walter Nicoletti.

 

The Revenant ci porta al 1823 quando il cacciatore di pellicce Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) si trova in lotta per la propria sopravvivenza, chiamato a mettere in discussione se stesso e i propri limiti, sfidando un mondo ostile, feroce e cinico.

Iñárritu e la fotografia di Emmanuel Lubezki (onirica e surreale) pongono il protagonista al centro di una vera e propria odissea, avvolta da lirismo toccante, con momenti assai potenti capaci di emozionare e risultare interessanti nella costruzione di un immaginario algido e terribile, sempre all’altezza nel restituire pienamente la portata tragica ed epica di ciò che racconta.

“L’inferno in terra” definito da Iñárritu è stato girato in condizioni proibitive tra il Canada e l’Argentina, con temperature a -40°, utilizzando la luce naturale, il che ne ha protratto di 9 mesi la lavorazione.

Il risultato è strabiliante: Tre Golden Globe (miglior film drammatico, miglior regista e miglior attore protagonista in un film drammatico) e dodici nomination all’Oscar. Leonardo Di Caprio supera se stesso e si immerge definitivamente nella sfida più intensa della sua carriera e della sua vita (ha rischiato ben tre volte di morire sul set per ipotermia), considerato che in questa circostanza la distinzione tra attore e uomo è legata da un filo invisibile. Un linguaggio del corpo che supera l’impossibile. Poche battute. Su due ore e mezza di pellicola c’è un Di Caprio che parla con il corpo e con sguardi che gelano più del clima polare: signori, Leo incarna il metodo Stanislavskij (“Il lavoro dell’attore su se stesso”) raccontato non attraverso inchiostro su carta, ma con i frame del cinematografo.

Alieni della settimana arte.

Walter Nicoletti
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