Trump firma l’ordine esecutivo contro i social

Il presidente Usa, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo per cercare di limitare l’ampia protezione legale che la legge federale attualmente fornisce ai social media e ad altre piattaforme online, una mossa che potrebbe andare incontro a ricorsi in tribunale. Con il decreto per i regolatori federali sara’ piu’ semplice perseguire per vie giudiziarie società, come Twitter e Facebook, nel caso in cui tentino di censurare gli utenti, chiudendo account o cancellando post. Trump ha firmato l’ordine dopo che Twitter martedi’ aveva applicato per la prima volta un avviso di verifica a due tweet del presidente relativi alla possibile frode derivante dal voto per posta. Parlando ieri dallo Studio Ovale mentre si preparava a firmare l’ordine, il presidente repubblicano ha accusato Twitter di agire come un editore “con un punto di vista” e ha definito il fact checking realizzato dalla piattaforma sui suoi tweet come “attivismo politico”. Trump ha anche minacciato che potrebbe cancellare il suo account Twitter “in un batter d’occhio” se il social non sara’ corretto nei suoi confronti. “Oggi siamo qui per difendere la liberta’ di parola da uno dei maggiori pericoli”, ha detto il presidente, riconoscendo che l’ordine sara’ probabilmente contestato in tribunale. “Quale non lo e’?”, ha detto Trump facendo riferimento al fatto che molti dei suoi ordini sono stati al centro di battaglie giudiziarie. Il presidente, che usa spesso su Twitter e ha oltre 80 milioni di follower sulla piattaforma, ha affermato che, se i suoi avvocati riuscissero a trovare un modo per chiudere legalmente Twitter, “lo farei”. L’ordine cerca di ridimensionare le ampie tutele legali che Washington ha istituito per le piattaforme online negli anni ’90, nei primi giorni di Internet. Tali protezioni sono state inserite dal Congresso nella sezione 230 del Communications Decency Act del 1996. In un post di fine ieri sera Twitter ha descritto l’ordine esecutivo come “un approccio reazionario e politicizzato a una legge di riferimento” e ha spiegato che la Sezione 230 protegge l’innovazione e la liberta’ di espressione e che “i tentativi di eroderla unilateralmente minacciano il futuro della liberta’ di parola online e delle liberta’ di Internet”. Facebook ha detto ieri che l’abrogazione o la limitazione della sezione 230 “limitera’ il dibattito online” e “incoraggera’ le piattaforme a censurare tutto cio’ che potrebbe offendere qualche persona”.

Anche Google ha anche criticato l’ordine esecutivo. “Minare la Sezione 230 in questo modo danneggera’ l’economia americana e la sua leadership globale sulla liberta’ di Internet”, ha detto una portavoce di Google in una nota. La compagnia applica le sue politiche sui contenuti senza tenere in considerazione il punto di vista politico, ha aggiunto. Il procuratore generale statunitense, William Barr, parlando a fianco del presidente, ha dichiarato che il dipartimento di Giustizia elaborera’ una legislazione da presentare al Congresso sulla riduzione delle protezioni giuridiche per le societa’ dei social media, che secondo le parole di Trump potrebbe includere la richiesta di “rimuovere o cambiare totalmente” la Sezione 230.

La mossa del presidente intensifica una lotta gia’ accesa su come le grandi piattaforme dei social media gestiscono contenuti politici. Le societa’ hanno resistito a lungo a svolgere un ruolo di moderazione maggiore e hanno lottato per far fronte alla crescente pressione per combattere la proliferazione di disinformazione e altri contenuti problematici cercando di non alimentare le critiche sul fatto che siano incoerenti, distorte o soffochino la libera espressione. L’ordine segna l’intervento piu’ aggressivo dell’amministrazione Trump contro le societa’ di social media. Il presidente ha minacciato per anni di contrastare cio’ che lui e molti conservatori considerano un pregiudizio sistemico contro le loro posizioni politiche sui social. La sua campagna ieri ha inviato ai sostenitori un’email per cercare di raccogliere fondi grazie alla faida del presidente con Twitter.

L’ordine sara’ probabilmente contestato in tribunale, affermano gli esperti, sulla base del fatto che supera l’autorita’ del Governo limitando la protezione legale delle piattaforme. Potrebbe anche essere contestato in quanto viola le protezioni previste dal Primo Emendamento sulla liberta’ di espressione e di stampa. L’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, in un’intervista a Cnbc trasmessa ieri, ha sostenuto la sua posizione di non voler interferire in gran parte con le posizioni dei politici sulla piattaforma. “Non credo che Facebook o le piattaforme Internet in generale debbano essere arbitri della verita’”, ha dichiarato Zuckerberg, spiegando che “penso che sia una linea pericolosa decidere cosa sia vero e cosa no”.

I funzionari dell’industria tecnologica hanno criticato il piano del presidente. “Tutti gli americani dovrebbero preoccuparsi di avere un presidente degli Stati Uniti che emette ordini esecutivi in risposta a una societa’ che sfida la veridicita’ delle sue dichiarazioni”, ha affermato Matt Schruers, presidente della Computer & Communications Industry Association.

Walter Nicoletti
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