VN Serenade al Teatro Argentina

Domenica 11 novembre (ore 21) al Teatro Argentina chiude G R A N D I  P I A N U R E

con la nuova creazione di Cristina Kristal Rizzo che riunisce in VN Serenade due universi musicali lontani,

quelli di Arnold Schönberg e di Čajkovskij, ovvero due composizioni distanti per tematiche, Verklarte Nacht (Notte trasfigurata) del 1943 e

Serenade op.48 in do maggiore per archi del 1880. Un connubio tra musica e danza per un’ulteriore definizione del corpo

nello spazio vissuto come partitura di una gestualità in divenire

VN Serenade

Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) di Arnold Schönberg,

Serenata in do maggiore per archi op. 48 di Pëtr Il’ič Čajkovskij

coreografia Cristina Kristal Rizzo

con Annamaria Ajmone, Marta Bellu, Linda Blomqvist, Jari Boldrini, Marta Capaccioli,

Nicola Cisternino, Lucrezia Palandri, Giulio Petrucci, Cristina Kristal Rizzo, Stefano Roveda, Sara Sguotti

light design Carlo Cerri – costumi Laura Dondoli e Cristina Kristal Rizzo – assistente musicale Federico Costanza

Produzione LuganoInScena

in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura e CAB 008 con il supporto di Armunia Centro di residenza artistica Castiglioncello (LI) Festival Inequilibrio

sponsor di produzione Clinica Luganese Moncucco  |  in collaborazione con Hotel de la Paix con il sostegno di MiBACT e Regione Toscana

Lo spettacolo sarà preceduto alle ore 19.30 dalla presentazione del libretto

VN Serenade – un progetto di Cristina Kristal Rizzo a cura di Stefano Tomassini

 

La danza torna protagonista sul palcoscenico del Teatro Argentina con l’ultimo appuntamento della vetrina sulla coreografia contemporanea G R A N D I  P I A N U R E, a cura di Michele Di Stefano, che domenica 11 novembre (ore 21) porta in scena VN Serenade di Cristina Kristal Rizzo, già fondatrice di Kinkaleri e qui ospite nella veste di coreografa per questa nuova creazione che, attraverso due opere di Schönberg e Čajkovskij, affronta il rapporto tra danza e composizione musicale. Un ensemble di 11 danzatori in dialogo con due universi musicali distanti tra loro e due grandi capolavori della musica classica internazionale: Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) di Arnold Schönberg, nella versione del 1943, e Serenade op. 48 in do maggiore per archi del 1880 di Čajkovskij. La creazione ricerca il rapporto più prossimo tra danza e musica, emancipando le potenzialità espressive del corpo, l’eleganza del gesto, la reversibilità che intercorre nello spazio tra impulso e decisione, tra determinazione e imprevisto in cui l’umano si esperisce come puro potenziale. La dimensione coreografica si avvale di due metodologie differenti nell’approccio alla forma, ma speculari nella generazione di un’esperienza estetica in cui lo spazio tra la realtà e l’apparenza, l’individuo e la collettività costituisce un rinnovato luogo di libertà per il sensibile, una diversa postura politica dei corpi. Verklärte Nacht nella versione del 1943 per orchestra d’archi apre la serata ed è l’incipit per articolare una danza viscerale, in un susseguirsi di duetti in cui è l’istinto del corpo nell’ascolto musicale a prevalere sul concetto, a disegnare l’immagine dinamica del gesto artistico. È la partitura di Schönberg, che lo stesso autore nel 1950 definisce come musica pura, a condurre l’interiorità, a far vibrare l’impersonale della danza come potenziale, come origine e materia di un senso a venire. Serenade op.48 in do maggiore per archi, è il primo balletto originale che Balanchine creò in America nel 1934 per gli studenti della Scuola dell’American Ballet Theatre. Il balletto è una pietra miliare nella storia della danza ed è tutt’oggi nel repertorio del New York City Ballet. La creazione di Balanchine, pensata come una sorta di lezione di tecnica on stage, prevede 28 danzatori in costumi blu davanti ad uno sfondo blu. È dunque il rapporto più diretto con la forma coreografica che viene proposto come disciplina e dedizione rigorosa alla domanda che ogni profonda trasformazione del corpo e del linguaggio produce. Un’ecologia dell’esperienza dove tutto procede a coinvolgere in un unico istante i processi del pensiero, la sensibilità, l’immaginazione, la fisicità del movimento, l’attenzione, l’adesione estetica a una vertigine, senza più distinzione tra materia e forma. È un incedere lento, inesorabile, l’incedere di un presente indicativo dove l’attimo non è che il sembiante di un tempo più vasto, il carattere antico di un eterno ritorno. Ed è proprio ancora Schönberg a darci la chiave di lettura migliore di questa scommessa: “When the form is in place everything within it can be pure feeling”.

Walter Nicoletti
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Walter Nicoletti

Founder at Voce Spettacolo
Walter Nicoletti fonda Voce Spettacolo nel 2011. Si laurea in Giurisprudenza. In qualità di Attore lavora in fiction televisive, film italiani ed internazionali. Nel 2016 produce TEK, primo cyberpunk western italiano. Nel 2018 produce MIA selezionato da Rai Cinema. E' portavoce italiano del "60th Anniversary of Foreign Language Film" by TheOscars® (2017) e della Notte degli Oscar® di Londra (2018).
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