di Stefano Straniero – 26 Gennaio 2018

Venerdi’ scorso ho assistito per Voce Spettacolo al musical Thriller nel Lyric Theatre di Londra, nella vibrante zona del West End. Lo show ripercorre la carriera di un certo Michael Jackson, attraverso le canzoni iconiche che hanno cambiato la musica pop, per sempre.

Nel piccolo e suggestivo teatro vittoriano a due passi da Piccadilly, l’atmosfera british e’ scossa dal beat americano degli anni ottanta. Un ritmo che ci colpisce da subito e lo fa attraverso un’esibizione strutturata come un concerto di tributo.

L’impatto emozionale sul pubblico e’ affidato alle capacita’ di canto e ballo di quindici artisti, supportati da una scenografia minimal ed una talentuosa band dal vivo, nascosta dietro le quinte. A cinque cantanti e’ affidata l’impersonificazione di Jackson nelle varie fasi della sua carriera. Grazie ai diversi timbri di voce, ognuno riesce a far splendere al meglio l’anima di ogni pezzo e rendercene l’essenza. Gli altri dieci attori, ragazzi e ragazze, sono grandi coristi ed eccellenti ballerini. Riescono infatti a a creare una coreografia semplice ma efficace a supporto dei cantanti, grazie alla loro fisicita’ robusta ma elastica, che riempie il palco.

Lo spettacolo segue la falsariga dello sviluppo artistico del Re del Pop, dalle prime influenze blues all’esperienza con i fratelli nei celebrati Jackson 5. E proprio dal loro repertorio vengono ripescati i classiconi “I want you back” ed “ABC”.

Il treno sonoro prosegue su binari sicuri, attraverso pezzi come “Don’t stop ‘til you get enough”, “Beat it” e “The way you make me feel”, che ancora dopo tanti anni ci ricordano in quanti modi diversi Jackson riusciva a dare forma all’idea di musica che gli affollava il cervello. E anche con canzoni piu’ lente e malinconiche come “She’s out of my life” e “Dirty Dian”,  le interpretazioni impeccabili dei cantanti sul palco riescono a renderci il genio del ragazzo dell’Indiana.

Attraverso “Earth Song” cantata come un gospel, ci dondoliamo poi sulle note di “Dangerous” e “Do you remember the time”. I cambi di scenografia e costume sono precisi e veloci, senza dettagli inutili. Nonostante il palco non sia immenso, i ballerini riescono comunque a darci un saggio del loro talento acrobatico e scenico.

Il pathos aumenta con il ritmo rap incalzante di “They don’t care about us”. Il viaggio artistico si infiamma poi sulla base inconfondibile di “Billie Jean”, che ci rituffa nella parte piu’ cool degli anni Ottanta.

A questo punto siamo in balia della band, che ci ipnotizza definitivamente con “Smooth Criminal”. La somiglianza di uno dei ballerini a Jackson e’ impressionante, sia per il fisico che i passi di danza: uno dei punti di forza dello show.

Una sana riff rock (che e’ sempre cosa buona e giusta) ci fa battere mani, piedi e chi piu’ ne ha piu’ ne metta su “Black or White”.

La coda e’ affidata a due pezzi immortali come ogni tributo che si rispetti: “Thriller”, che ha venduto copie in ogni continente e un paio anche su Marte e che rimane emblema del sound di Jackson, e “Bad”, altro successo planetario.

Nel complesso sono uscito soddisfatto da questa celebrazione di uno dei sound piu’ creativi e innovativi di sempre. L’immagine di Michael Jackson, che si e’ appropriato di buona parte dell’identita’ degli anni Ottanta, non ne e’ uscita  malconcia come poteva facilmente accadere.

E a tutti quelli che sono cresciuti provando a imitare i passi e gli urli di Michael Jackson trasmessi a ruota libera su MTV, consiglio di non perdersi lo show se vi trovaste a passeggiare una sera tra Piccadilly e Soho.

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Michele Valente

Editor in Chief at Voce Spettacolo
Michele Valente è Editor in Chief di Voce Spettacolo. Laureato in Economia Aziendale all'Università di Parma, si occupa di Spettacolo e soprattutto di ambiti legati alla musica e NightLife. Una delle sue peculiarità è intervistare dj famosi nel mondo.
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