APOLLO E DAFNE: La scultura di Gaetano Russo

Gaetano Russo, il poliedrico e versatile scultore, pittore, regista e scenografo lucano è il padre dell’opera Apollo e Dafne, perno centrale della piazza della stazione a Metaponto. Oggi la noncuranza verso la sua opera rappresenta per l’artista una vera e propria sofferenza tanto da farci spendere due parole perchè il nostro amore per l’arte resta immutato nel tempo.

Per il Maestro Russo l’arte è filosofia, rappresenta un percorso di vita, è armonia, bellezza. Arte e spiritualità è un concetto antico quanto la stessa storia dell’arte. Ogni opera viene creata per portare il cielo in terra, o quanto meno per rappresentare la divinità. La scultura Apollo e Dafne esplora il concetto di spiritualità offrendo una prospettiva di fondo che si ritrova nella filosofia: per raggiungere la vera bellezza l’arte deve esprimere libertà e vita.

L’arte si conforma alla propria visione del mondo, alla personalità di ognuno e persino all’umore: non è un blocco monolitico e piatto. È questo che caratterizza l’arte. Però una cosa, almeno una, va detta: l’arte è espressione dell’animo umano, è come un sottomarino che scende nelle profondità dei nostri sentimenti per poi riemergere, portandoci una testimonianza su quel mondo interiore di cui spesso ci dimentichiamo.

Lo scultore lucano vede nell’arte il miglior strumento per giungere alla Verità (quella scritta con la V maiuscola, quella che ci fa comprendere il senso di noi stessi e del mondo). Il linguaggio dell’arte non è quello delle parole, dei concetti razionali o almeno è assolutamente limitante affermarlo: l’arte parla il linguaggio del cuore, ci fa vedere da una prospettiva diversa, più profonda, più umana la realtà che ci circonda. L’arte è la sintesi fra il nostro io e la realtà esterna, l’arte avvicina la realtà alla nostra anima e avvicina la nostra anima alla realtà.

Ma l’opera oggi presente a Metaponto dimostra il suo senso di abbandono. Purtroppo negli ultimi anni il degrado e il fenomeno dell’abbandono e del degrado in Italia è diventato un fenomeno inarrestabile.

L’italia possiede l’89% del patrimonio mondiale della cultura, tutto ciò che noi siamo è anche e soprattutto merito dell’immensa eredità lasciataci: 51 i siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, 549 i musei e aree archeologiche affidate al Mibact, il Ministero dei Beni Culturali, che hanno portato a un totale di 43 milioni di visitatori nel 2017 in Italia.

La conservazione di queste deve essere quindi una priorità non solo delle istituzioni statali, ma anche dei cittadini. E allora ci auguriamo che questa vicenda possa presto trovare una soluzione e che la scultura Apollo e Dafne possa ritornare a nuova vita.

IL MITO

Il mito di Apollo e Dafne è narrato nelle Metamorfosi di Apuleio, ma è stato ripreso innumerevoli volte nella storia dell’arte.

Il mito narra che Apollo, fiero di aver ucciso il serpente Pitone con le sue frecce, se ne vantò con Cupido, il dio dell’amore. Nel farlo, lo derise, chiedendogli quali imprese gloriose lui potesse vantare. Cupido, irato, giurò vendetta al dio e preparò le sue frecce.

Le frecce che Cupido portò con sé per avere la sua rivincita su Apollo erano due: una d’oro, con il potere di far innamorare chi l’avesse ricevuta; l’altra di piombo, con il potere di respingere l’amore.

APOLLO E DAFNE, RIASSUNTO

Con la prima freccia Cupido colpì Apollo. La seconda, invece, la scoccò verso Dafne, figlia del fiume Peneo e della madre terra Gea. Il risultato fu che mentre Apollo cadde perdutamente innamorato della ragazza, quest’ultima iniziò a respingerlo, fuggendo da lui. Apollo cercò la ninfa ovunque, fino a trovarla. A nulla valsero i suoi tentativi di convincerla dei suoi sentimenti o blandirla con le sue parole: Dafne continuò a fuggire nel bosco.

Quando Apollo finalmente la raggiunse, la ragazza chiese aiuto a Peneo e Gea perché la aiutassero. I due allora arrestarono la sua corsa: le sue gambe si fecero pesanti, il corpo si protese verso l’alto e dalle sue mani iniziarono a nascere foglie di alloro. Dafne si trasformò in albero di fronte ad Apollo, che abbracciò il suo tronco giurando che da quel momento il lauro sarebbe stata la sua pianta sacra.

Walter Nicoletti
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