Autostrade, i Benetton vicini a mantenere la concessione

L’ Avvocatura dello Stato, infatti, all’inizio di febbraio, ha espresso un parere che definitivamente la parola fine sull’ipotesi della revoca della concessione. Secondo quanto riporta La Stampa, l’ente ha calcolato che, in caso di revoca, l’azienda dei Benetton potrebbe chiedere ai tribunali dei risarcimenti molto onerosi per lo Stato, pari a non meno di venti miliardi di euro. La sentenza del processo in primo grado sul crollo del Ponte Morandi (la cui ricostruzione dovrebbe essere inaugurata il 14 agosto prossimo) non arriverà prima di un anno e ciò significa che lo Stato non potrà difendersi adeguatamente dall’accusa di essere venuto meno a un impegno contrattuale. Ed è questo uno dei motivi che ha indotto il governo a riaprire la trattativa con Atlantia che appare in salita. Da un lato il governo vuole che del nuovo assetto azionario faccia parte anche Cassa depositi e prestiti, mentre i Benetton hanno posto due precondizioni per sedersi al tavolo delle trattative.

Le due condizioni poste dai Benetton

Il primo nodo da sciogliere è la modifica dell’articolo 35 del decreto Milleproroghe che ha ridotto il valore della concessione di Autostrade da 23 a 7 miliardi, causando così il declassamento al livello spazzatura di quasi 10 miliardi di obbligazioni dell’azienda da parte delle agenzie di rating. Il concessionario, spiega Alessandro La Barbera, non ha quindi potuto finanziare sul mercato il piano di investimenti da 7,5 miliardi presentato per il 2023. Il secondo problema riguarda le tariffe Autostrade ritiene insostenibile il piano delll’Autorità per i trasporti. I Benetton, però, si sono detti disponibili a tagliare le tariffe del 5-10% e indennizzare tutte le famiglie e le imprese colpite dal crollo del ponte. Ma non solo. La famiglia Benetton sembrerebbe pronta ad arrendersi davanti all’eventualità di non detenere più la maggioranza di Aspi, la controllata che gestisce le Autostrade. L’ingresso di Cdp consentirebbe, invece, allo Stato di avere voce in capitolo su tariffe e investimenti. La conclusione positiva dell’accordo tra il governo e i Benetton dovrebbe favorire l’ingressi di nuovi soci come il fondo australiano Macquarie e F2I, partecipato dallo Stato ma soprattutto dalle ricche fondazioni bancarie.

Walter Nicoletti
Follow Me

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 × tre =