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I miei 60 giorni all’inferno, l’esperimento sociale che vede nove volontari innocenti infiltrati sotto copertura in un carcere di massima sicurezza, torna con la sua terza stagione in prima visione assoluta per l’Italia da mercoledì 17 maggio alle 22.00 su Crime+Investigation (in esclusiva su Sky al canale 118).

La serie tv racconta la storia di nove persone innocenti che volontariamente decidono di vivere per 60 giorni come infiltrati sotto copertura in una delle prigioni più controverse degli Stati Uniti d’America: la Fulton County Jail di Atlanta. Si tratta di un penitenziario di massima sicurezza (tra i più popolati degli USA con i suoi 2500 detenuti) di una città estremamente complicata: secondo l’FBI, la città della Georgia ospiterebbe 40 mila membri di gang nella sua area metropolitana. Anche per questo motivo, si è soliti affermare che tutti i problemi della città di Atlanta si possano ritrovare nella Fulton County Jail.

Ogni episodio verrà introdotto dallo scrittore russo Nicolai Lilin, autore del best seller Educazione Siberiana (da cui è tratto anche l’omonimo film diretto da Gabriele Salvatores), che nel corso della sua vita ha provato l’esperienza carceraria nella Russia post-sovietica sulla sua stessa pelle. Lo scrittore ha appena pubblicato la sua ultima fatica Favole fuorilegge (in copertina una Madonna armata di due pistole, figura che i criminali considerano come protettrice dalle ingiustizie): una serie di racconti ascoltati dal proprio nonno e che Lilin restituisce accompagnati dai suoi disegni-tatuaggi.

I miei 60 giorni all’inferno è un esperimento che mette a fuoco da vicino e senza filtri le principali lacune del sistema carcerario americano: dal sovraffollamento agli episodi di corruzione, passando per lo spaccio e l’utilizzo di droga, fino agli scontri tra gang. Un’esperienza che punta ad aiutare il responsabile della struttura carceraria Mark Adger, trattandosi di un’occasione unica per recuperare informazioni e scoprire meccanismi, inganni e traffici di cui non potrebbe mai venire a conoscenza in altro modo: “saranno i miei occhi là dentro”, spiega Adger.

Sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro, le telecamere di Crime+Investigation seguiranno da vicino e senza censura l’esperienza dei nove partecipanti, nella loro vita a stretto contatto con guardie e pericolosi criminali, tenuti entrambi assolutamente all’oscuro dell’iniziativa. Sia i reclusi sia le guardie, infatti, non sanno che i nove partecipanti non sono veri detenuti: seguiranno gli stessi orari, mangeranno lo stesso cibo e seguiranno le stesse regole di tutti gli altri. Per giustificare le telecamere, ad entrambi è stato comunicato che è in corso la produzione di un documentario sulla vita nelle carceri americane (peraltro, agli operatori si aggiungono anche dozzine di telecamere fisse per documentare la vita in prigione in ogni momento e in qualsiasi luogo del carcere).

La Fulton County Jail è infatti notoriamente riconosciuta come una struttura penitenziaria controversa, pericolosa, con metodi estremamente rigorosi e condizioni di vivibilità estreme e rischiose (ha anche accolto il rapper rapper Gucci Mane). Si pensi che i detenuti della Fulton vengono sottoposti ad una tripla restrizione: viene disposta una catena intorno alla vita, dopodiché vengono incatenate prima le mani e poi le caviglie. In una struttura di questo tipo viene da chiedersi se i partecipanti riusciranno a resistere per 60 giorni. Già nel primo episodio, dopo l’intensivo training svolto prima di entrare nella struttura, uno dei volontari capirà che le condizioni estreme e pericolose che lo attendono sono fuori dalla sua portata.

Tra i partecipanti troviamo uomini e donne che hanno deciso di sposare il progetto per motivi molto diversi. Jon è uno US Marshal che auspica da tempo una riforma del sistema penitenziario: “Il carcere dovrebbe essere un sistema correttivo, ma non corregge nulla: è una fabbrica che rovina ulteriormente la vita delle persone”.
Jessica, moglie di un ex detenuto che ha passato in cella quasi 11 anni, vuole invece capire realmente che cosa significhi vivere dietro le sbarre. Nel primo episodio si intravede già la durezza del carcere quando la donna, come tutte le altre recluse, viene trasportata nella struttura, incatenata con altre 5 detenute per un viaggio di 45 minuti nel retro di un van. A tal riguardo, è notevole considerare come negli ultimi 30 anni il numero di donne incarcerate negli USA sia cresciuto dell’800%.

Stesso trattamento anche per Mauri, donna afroamericana che ha lavorato come guardia carceraria in una prigione per 3 anni: “voglio mettere in luce le quotidiane disuguaglianze della vita in prigione”. Don, figlio di un ex-galeotto, vuole capire in prima persona come sia stata la vita del padre, mentre il marine Nate e l’insegnante per giovani a rischio Calvin vogliono aiutare le guardie carcerarie a scoprire cosa succeda veramente dietro le sbarre per contribuire a migliorare il sistema. Nel gruppo anche il veterano Matt, l’inspirational coach Gerson e Michelle, una mamma laureata in legge.

Da sempre il tema delle carceri e dei detenuti negli USA è di forte attualità, soprattutto perché gli Stati Uniti d’America hanno la popolazione carceraria più numerosa del mondo con circa due milioni di persone, nonché il tasso di incarcerazione più alto del pianeta: 700 persone ogni 100 mila abitanti. Il dato diventa ancora più evidente quando si constata che gli USA hanno circa il 23% della popolazione carceraria di tutto il mondo.

La docu-serie è già stata rinnovata anche per una quarta stagione: vedrà nuovamente come scenario sempre la Fulton County Jail ed arriverà prossimamente in esclusiva per l’Italia solo su Crime+Investigation.

Walter Nicoletti
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