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“Un’Italia senza figli è un’Italia che non ha posto per il futuro e finisce lentamente di esistere”. Il premier Mario Draghi ha presentato così, durante gli Stati generali della natalità, la prossima rivoluzione dell’assegno unico per le famiglie: “Una trasformazione epocale che per il governo è un impegno prioritario”. Una rivoluzione che partirà da luglio per lavoratori autonomi e disoccupati che, ha ricordato Draghi, oggi non hanno accesso agli assegni familiari.

I PROVVEDIMENTI

“Il Governo si sta impegnando su molti fronti per aiutare le coppie e le giovani donne. Al sostegno economico diretto delle famiglie con figli è dedicato l’assegno unico universale. Si può stare tranquilli per gli anni a venire, l’assegno unico ci sarà”, ha proseguito il presidente del Consiglio. Nel 2022 la misura verrà estesa a tutti gli altri lavoratori che, ha sottolineato il premier, “nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti”. Per questa misura il governo ha messo a bilancio oltre 21 miliardi di euro, circa sei in più rispetto a quelli già previsti per gli strumenti in corso.

NASCITE IN FORTE CALO

Nel suo intervento Mario Draghi ha ricordato come, nel 2020, in Italia siano nati solo 404mila bambini, il numero più basso dal 1861, anno dell’unità d’Italia. Sempre nel 2020 la differenza tra nascite e decessi è stata negativa per 340mila unità e oggi l’Italia ha un’età media di 47 anni, la più alta d’Europa. Per questo il governo, come ha spiegato il premier, si sta impegnando per aumentare il sostegno alle famiglie, non solo con l’assegno unico, ma anche con la realizzazione di asili nido e scuole per l’infanzia e l’estensione del tempo pieno e il potenziamento delle infrastrutture scolastiche.

Walter Nicoletti
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