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In Italia sono le 17.30 di lunedì 4 ottobre quando Facebook, whatsApp e Instagram smettono di funzionare. Non è certo la prima volta che alle piattaforme di proprietà di Mark Zuckerberg accade qualcosa del genere, ma un malfunzionamento così lungo (e diffuso su scala globale) non si era mai visto. E sui social – quelli che funzionano, come Twitter e TikTok – questo è stato definito già il «down più lungo della storia». In realtà, il blackout social durato di più risale al marzo 2019: 14 ore, ma non riguardò tutti gli utenti.

Facebook down, cosa è successo

Ma cosa è successo? Sarebbe un’errata configurazione dei server di Facebook – un errore interno – la causa del down totale che ha investito per diverse ore il social. Lo riporta il New York Times che ha raccolto la spiegazione di John Graham-Cumming, chief technology officer di Cloudflare, una società di infrastrutture web. La premessa è che i computer convertono siti web come Facebook.com in indirizzi numerici (IP), attraverso un sistema che l’esperto paragona alla rubrica di un telefono. «Il problema interno che si è verificato in Facebook – spiega Graham-Cumming, al Nyt – è stato l’equivalente del rimuovere i numeri di telefono degli utenti dai loro nomi in rubrica, rendendo impossibile chiamarsi». È come se improvvisamente fossero stati cancellati i percorsi che consentivano agli utenti di accedere ai server di Facebook.

Inviata una squadra per resettare manualmente i server

In pratica, milioni di smartphone e di altri dispositivi stanno cercando insistentemente di trovare le app di Facebook su Internet e questi tentativi inutili generano traffico che rallenta tutti gli altri accessi. Sempre il Nyt spiega che Facebook avrebbe inviato una squadra ad uno dei suoi data center a Santa Clara, in California, per resettare manualmente i server.

Il blackout è arrivato proprio nel giorno in cui Facebook – il cui titolo è nel frattempo crollato a Wall Street – si è dovuta difendere dalle accuse di una ex dipendente che ha passato al Wall Street Journal documenti interni compromettenti per la società. Stando ai file consegnati dalla ex manager Frances Haugen, il gruppo non solo non ha mai realmente voluto modificare il funzionamento degli algoritmi nonostante favorissero la rabbia sociale, ma ha anche avuto un ruolo negli eventi culminati con l’attacco al Congresso del 6 gennaio allentando troppo presto i controlli imposti per le elezioni del 2020.

Una crisi che ha provocato una flessione del titolo Facebook in Borsa facendo in poche ore perdere a Zuckerberg 6 miliardi di dollari.

Walter Nicoletti
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