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Giorgio Diddi (Gruppo Diddi): “Il nostro obiettivo è avere il bilancio della Green Economy”

Giorgio Diddi, l’imprenditore toscano – di Prato – che riesce a perseguire un modello di economia eco-sostenibile nella filiera industriale di cui si occupa: la filiera moda. Dopo la prima intervista in cui abbiamo parlato discusso del fenomeno ‘Green Economy‘ 

“Lei ha fatto della ‘Green Economy’ un suo marchio di fabbrica, ma ci parli un po’ della sua azienda.”

“La nostra azienda fa servizi al sistema moda, come la tintura del tessuto dei capi finiti, la rifinizione del capo finale. Ho avuto più esperienze lavorative e più attività durante la mia carriera e ad un certo punto ho avuto l’intuizione di unire tre realtà che conoscevo in termini lavorativi: la tintoria-lavanderia, la confezione e la rifinizione, ovvero il controllo qualità, logistica e spedizione del capo. Integrando queste tre strutture in una, sono riuscito ad arrivare dal trattamento del capo fino ad un passo dal consumatore finale: io arrivo nel negozio con la scatola in mano, prima che il consumatore finale vada a comprare.”

“Per affermare che il Gruppo Diddi sia un’azienda che opera di Green Economy, ha ricevuto una certificazione.”

“Si, abbiamo cercato di restare sempre concentrati sull’argomento, provando a far si che l’azienda abbia una coscienza riguardo a questo argomento, ovvero l’impatto ambientale. Non da  molto tempo abbiamo ricevuto questa certificazione, che verifica il lavoro da parte dell’azienda svolto tramite determinati tipi di processi, con determinati tipi di prodotti. E’ soltanto uno degli obiettivi che ci siamo prefissati e si tratta della certificazione GOTS, una certificazione ambitissima nel sistema moda. E’ stato un risultato ottenuto dopo tanto lavoro, ma soltanto uno degli obiettivi. Ora stiamo lavorando alla creazione di un bilancio sull’impatto ambientale, per riuscire a rendere alla natura un qualcosa in termini pratici. Un punto di questo bilancio valuta addirittura quanta Co2 abbiamo consumato. Successivamente, cerco di riassumere, daremo mandato ad un’impresa che andrà letteralmente a piantare alberi nel bosco in modo da ridurre a 0 l’impatto della Co2 consumata. Miriamo ad avere il bilancio della Green Economy.

“C’è stato un motivo o più motivi che l’hanno spinta ad operare in Green Economy?

“Il motivo più importante è quello della coscienza. E’ giusto lo sviluppo, è giusto crescere, ma ci vuole un ideale più grande. Il motivo che è stato benzina per il motore di questo mio percorso è stato questo. Ho due nipoti che amo tantissimo e ogni volta che intraprendo un nuovo percorso, che parto con un nuovo progetto, mi chiedo sempre: ‘questa cosa crea valore? E questo valore lo posso lasciare come eredità di insegnamento ai miei nipoti?’

“Ora una domanda più tecnica: quali sono le strategie attuate nella moda in Green Economy?”

“Sono tante, la filiera moda ha tante fasi: la produzione del filo, del tessuto, taglio del tessuto e confezione, fino ad arrivare al capo. Poi ci sono gli accessori e i ricami, quindi ci sono tantissime fasi e tantissimi trattamenti. Molti di questi ce li abbiamo integrati, ma non tutti. Sarebbe complesso andare a spiegare nel dettaglio le cose adottate, anche perché tante di queste vengono adottate grazie alla supervisione di organi che svolgono queste verifiche e che forniscono queste indicazioni. Nel caso più importante della nostra filiera, ovvero i prodotti chimici ed il consumo di energia, vengono adottati processi e prodotti diversi, che costano di più, ma che dispongono, da parte di enti competenti, di una certificazione di minore impatto ambientale.”

“In questo periodo tutte le aziende stanno incontrando tantissime difficoltà a causa della pandemia, la sua fa eccezione?

“Non fa eccezione, ci ha colpito. Ci rivolgiamo ad entrambi i settori del sistema moda, ovvero quello del prodotto low-cost e quello del lusso. In base a ciò che ho visto posso dire che i grossi gruppi industriali della moda low-cost hanno avuto pochi problemi, mentre i grandi gruppi della moda del lusso ancora meno, perché non si sono mai fermati, perché hanno lavorato anche in lockdown con gli acquisti online, registrando anche dei + a livello percentuale. Quelli che hanno sofferto rappresentano la via di mezzo: le strutture che fanno prodotti low-cost, ma sono più piccole. Ci hanno chiesto aiuto, per fortuna abbiamo un rapporto di sincerità, di complicità e di sinergia con tutti i nostri clienti e li abbiamo aiutati ben volentieri, calcolando bene i rischi perché comunque abbiamo grosse responsabilità. Noi abbiamo costruito due impianti, costituendo un nuovo ramo dove produciamo le mascherine chirurgiche con un’azienda chiamata D-Medical, ma anche questa produzione ha avuto un fermo improvviso, passando da una produzione di 150mila pezzi giornalieri a 0. Questo perché le mascherine vengono importate dalla Cina, mentre noi produciamo un prodotto certificato CE, che ha una serie di verifiche periodiche e quindi con costi diversi. Per noi aveva un doppio effetto: combattere l’emergenza e continuare ad impiegare i nostri addetti, per non perdere posti di lavoro. Il primo effetto lo abbiamo portato a casa, il secondo no, perché non siamo riusciti a coprire l’investimento con le vendite, infatti oggi l’investimento risulta avere una perdita importante, ma l’abbiamo fatto con il cuore. Per quanto riguarda il nostro core business ci siamo difesi, ma abbiamo comunque sentito il freno a mano dovuto al Covid.”

“Per concludere, i risultati ottenuti dalla sua azienda sono solo dei punti di partenza?”

“Assolutamente, per me i risultati raggiunti nella vita sono solo dei punti di partenza. I risultati in materia di Green Economy e di altri ambiti che fanno parte della nostra azienda sono sempre punti di partenza. Si può fare di più e noi ci promettiamo tutti i giorni di fare di più

Walter Nicoletti
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