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La compagnia Titania Teatro (Napoli) a Roma con “Letti disfatti”

Letti Disfatti

di D. Cenciotti, A. Matassa, F. Brescia

con Fabio Brescia e Daniela Cenciotti

regia: Fabio Brescia

aiuto regia: Giullia Ciotolla,Lucia Punzo e Riccardo Torrente

costumi:Simona Cisalle

scene: Anna Barone

TEATRO PLANET

Via Crema 14, Roma

15, 16 e 17 gennaio

venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18

Sinossi

Lui non c’è più, è appena morto di Aids. L’ultimo amante e l’ex moglie s’incontrano per definire questioni legali. Si scambiano acuse, rivangano il passato. Si aggrediscono e si perdonano, in un alternarsi di ira, nostalgie e dolori.

Letti Disfatti è una storia di dolore e di solitudine che affronta il tema dell’Aids e il difficile rapporto con il perbenismo, con l’ipocrisia, con gli altri. L’omosessualità rivelata, lo sconforto, il lutto, la perdita. E l’incontro di due personalità così diverse, unite dall’amore per lo stesso uomo. UN amore garantista per la donna, coraggioso per l’amante, vera “unica vedova”.

Il tema è moderno, spesso al centro del dibattito sociale ed etico, parlarne è produttivo affinché la superficialità, la scarsa conoscenza, l’approssimazione, che contraddistinguono in molti casi la nostra contemporaneità, non rendono più difficile e conflittuale la vita di “normalità”. Di essere gay.

Il teatro può farlo: è anche per questo che siamo qui.

Un grande attore ed una giovane (ma bravissima) regista che, in questo caso, interpreta perfettamente, anche come attrice, i dubbi e il disagio della protagonista.

Note di regia

Il vero protagonista di Letti Disfatti è morto, è assente, non compare in scena se non in una foto. Eppure la sua presenza è palpabile, concreta, verosimile. La sua ex moglie e il suo compagno si contendono il diritto ad amarlo ancora, ciascuno a suo modo come due leoni in una gabbia che si contendono un pezzo di carne sanguinolenta, e passeranno tutto il tempo a cercare un modo per sopravvivere a quella presente assenza.

Capiranno, poi, che, ciascuno a suo modo, hanno il diritto di conservare quel ricordo che, sopita la rabbia, si fa nostalgia. Una fame d’amore che non lascerà indenne nemmeno il figlio dello scomparso, un ventenne in preda ad una crisi violenta per la mancanza di una figura maschile con cui identificarsi.

La drammaturgia di Letti disfatti si rifà a Osborne, la mia regia, molto presuntuosamente, a Bergman. Ed è questo complicato equilibrio tra profondità e superfice, tra “intimo” e “dichiarato”, tra “non detto” ed “urlato” a farne, a mio avviso, uno spettacolo seriamente moderno. Letti disfatti vi metterà di fronte a una scelta: abbandonarvi anche voi al dolore che provano i personaggi, condividendolo, o prenderne le distanze per esorcizzarlo. A voi la scelta.

Fabio Brescia

Walter Nicoletti
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