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Il prossimo sarà un mese decisamente bollente per gli italiani. Non da un punto meteorologico come sarebbe logico pensare bensì su fronte delle tasse. Perché ci saranno tantissime scadenze che colpiranno il portafogli dei contribuenti, già provato dalla crisi economica diretta conseguenza della pandemia di Covid-19. Ma non è tutto. Perché ci sono anche altre brutte notizie. Dal prossimo 1° giugno, infatti, ripartirà la macchina della riscossione tanto che scatteranno nuovamente notifiche, pagamenti e pignoramenti finora sospesi causa emergenza sanitaria. Sarebbero circa 35 milioni le notifiche dei nuovi atti di riscossione bloccati tra il 2020 e l’inizio del 2021.

Partiamo proprio da quest’ultimo punto. Nei giorni scorsi il Mef ha annunciato una mini proroga dell’attività di riscossione. Lo scorso 30 aprile è terminato il periodo di sospensione dell’attività di riscossione stabilito con l’articolo 68 del decreto Cura Italia e successivamente più volte prorogato. In questo modo è slittato il termine ultimo del pagamento delle cartelle esattoriali sospese al prossimo 30 giugno. Lo stop riguardava anche avvisi di accertamento ed addebito, le notifiche degli atti nelle mani del riscossore e le procedure cautelati ed esecutive comprese nel periodo 8 marzo 2020 – 30 aprile 2021. Una piccola modifica che, però, non dovrebeb avere impatti significati sulle tasche degli italiani.

Vi è, poi, il capitolo dell’inibizione delle verifiche di inadempienza ai sensi dell’art. 48-bis del dpr n. 602/1973 a cui sono obbligate le Pubbliche amministrazioni prima di disporre pagamenti verso fornitori di importi superiori a 5mila euro. Il 30 aprile, il giorno della scadenza, il Mef ha annunciato la proroga spiegando che è in corso di definizione il provvedimento che differirà al 31 maggio 2021 il termine di sospensione delle attività di riscossione.

Attenzione, però. Perché il 30 giugno è conosciuto anche come “tax day“, in quanto i contribuenti dovranno versare il saldo delle imposte sul 2020 e gli acconti per il 2021. Di pagamento in pagamento. Perché sempre in quella giornata è fissata anche la scadenza per il versamento della terza rata del piano di dilazione concesso ai contribuenti che si sono avvalsi del diritto di posticipare il pagamento del secondo acconto delle imposte dirette dal 30 novembre 2020, il termine ordinario, al 30 aprile 2021.

Sul fronte delle tasse, nel giugno di fuoco per gli italiani ci saranno anche altri appuntamenti che alleggeriranno ancor di più le tasche dei contribuenti. Il 16 dello stesso mese è previsto il pagamento dell’acconto Imu, quello dell’Iva e quello delle ritenute da lavoro compresi i contributi previdenziali di competenza del mese di maggio.

Ma la tempesta di pagamenti non è ancora esaurita. Ricorda Italia Oggi che sempre a giugno sono previsti i piani di rientro concessi per le sospensioni covid-19 emanate nel 2020. Si tratta delle sospensioni dei versamenti Iva, delle ritenute da lavoro e dei contributi previdenziali dei mesi di marzo, aprile e maggio dello scorso anno concesse previste dal decreto Cura Italia (dl 18/2020), da quello Liquidità (dl 23/2020) e, per i mesi di novembre e dicembre 2020, dal Ristori (dl 137/2020). Per le dilazioni concesse con decreti Cura Italia e Liquidità il legislatore aveva previsto un piano rate composto da 28 scadenze mentre quelle per le imposte sospese con il dl Ristori sono previste rate a partire dal 16 marzo 2021. Ciò significa che la decima rata del piano Cura Italia/ Liquidità e l’ultima di quello Ristori andranno saldate sempre il 16 giugno. Un giugno davvero di fuoco. E questa volta non è colpa del caldo ma delle tasse.

Walter Nicoletti
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