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Italia-Germania, stavolta si gioc su Dante. Accade sulle pagine del quotidiano Frankfurter Rundschau. L’Italia avrebbe ben poco da festeggiare per il 700esimo anniversario della morte del Sommo Poeta, sottintende il fondatore della testata e traduttore Arno Widmann, affermando che Dante era “anni luce dietro a Shakespeare”. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha voluto replicare alle parole del quotidiano tedesco con un tweet, che cita un famoso verso dantesco tratto dall’Inferno: ”Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

Widmann dice che il nostro Paese loda il poeta “perché ha portato la lingua alle altezze della grande letteratura: si è costruito la lingua per la sua opera e da questa lingua è nata la lingua dei suoi lettori e poi dell’Italia”. E poi sottolinea che questa è la versione, a suo avviso erronea, che veniva fornita agli scolari italiani di 60 anni fa.

Come poeta lirico, si legge sul giornale tedesco, l’Alighieri sarebbe stato preceduto dai trovatori di Provenza, dunque in realtà “la prima lirica in madrelingua italiana fu scritta in provenzale”. Anche Brunetto Latini, maestro e amico di Dante, avrebbe scritto il suo Trésor in francese non tanto perché in quel momento era esiliato in Francia, quanto “perché sapeva che avrebbe avuto più lettori”.

La stessa Commedia, insinua Widmann, non sarebbe affatto una trovata originale, ma sarebbe stata preceduta da poema mistico arabo in cui si narra l’esperienza dell’ascesa al Cielo, come sottolineato dallo studioso spagnolo Asín Palacios nel 1919. La versione di Palacios, dice il quotidiano d’oltralpe, sarebbe stata smentita dagli studiosi nostrani che “vedevano minacciata l’originalità del loro eroe Dante”. Arriva poi un sarcastico invito a “non fare un torto a Dante, sottovalutando la sua spregiudicata ambizione” perché in verità “potrebbe aver sognato, col suo viaggio cristiano nell’aldilà, di fare un colpaccio ai danni del poema arabo”.

Nemmeno l’amore tra uomo e donna come via di elevazione spirituale sarebbe invenzione del Sommo Poeta, ma deriverebbe – continua Widmann – “da Lutero e dalla Riforma”. Dalle colonne del Frankfurter Rundschau, infine, una frecciata viene rivolta allo scrittore statunitense naturalizzato britannico T.S. Eliot, che in un famoso saggio del 1929 si sarebbe reso colpevole di aver accostato Dante a Shakespeare.

Walter Nicoletti
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