RINO RAPPUOLI: Anticorpi monoclonali anti-Covid nel 2021

Rino Rappuoli, tra i massimi esperti mondiali di vaccini, ha confermato durante la trasmissione Che Tempo che Fa che la salvezza è nelle mani degli anticorpi monoclonali, i quali saranno già disponibili nel primo semestre del 2021.

Tra l’altro questa “cura” è stata utilizzata con successo anche da Donald Trump. Da ultimo, la sua recente malattia, e il conseguente recupero lampo, hanno puntato i riflettori sugli anticorpi monoclonali, sbandierati dal presidente Usa come cura risolutiva, che promette di fornire gratuitamente a tutti gli americani per sconfiggere, una volta per tutte, l’epidemia. E se le critiche, anche in questo caso, non si sono fatte attendere, la verità è che gli anticorpi monoclonali sono realmente la più promettente strategia terapeutica in fase di sviluppo, e potrebbero salvare la vita a moltissimi pazienti (anche qui da noi) ben prima di veder finalmente arrivare un fantomatico vaccino. Ma di cosa si tratta e a che punto siamo?

Cosa sono gli anticorpi monoclonali

Un anticorpo è una molecola (o meglio una glicoproteina) che ha il compito di riconoscere gli invasori, e in particolare i patogeni come batteri e virus, per permettere al nostro organismo di neutralizzarli. Il sistema immunitario ne produce una moltitudine di tipi differenti, pronti a identificare il nemico con un sistema chiave/serratura: quando il sito di legame presente su un anticorpo trova un antigene complementare su un patogeno (o un altro elemento esterno) che sta invadendo il nostro organismo, il sistema immunitario inizia a produrre in massa l’anticorpo in questione, e in questo modo (se tutto va bene) l’infezione viene sconfitta. Come dicevamo, di anticorpi ne esistono miliardi, e non tutti hanno la stessa efficacia contro un potenziale invasore. L’organismo inoltre impiega tempo per produrli in quantità sufficienti a debellare una malattia in corso. Due problemi che possono essere risolti producendo anticorpi monoclonali: anticorpi prodotti artificialmente per essere tutti identici tra loro, e quindi con esattamente la stessa capacità di neutralizzare il proprio antigene. Basta identificare un anticorpo particolarmente efficace, e producendone in massa copie perfette ci si trova tra le mani un farmaco molto potente, con cui attaccare tumori, elementi mal funzionanti del nostro sistema immunitario (capita ad esempio nella terapia di molte malattie autoimmuni) e ovviamente anche batteri e virus come Sars-Cov-2.

A che punto è la ricerca

Nel caso dell’attuale pandemia, è facile immaginare l’utilità di un simile farmaco. I pazienti sopravvissuti a Covid hanno alte probabilità di aver sviluppato anticorpi particolarmente efficaci contro il virus. Identificandoli, e trasformandoli in anticorpi monoclonali, è possibile dare a tutti i malati le stesse chance di successo conferite dal caso a questi fortunati. Si tratta, è evidente, di un procedimento per tentativi ed errori: inizialmente gli anticorpi si testano in vitro, per verificarne la capacità di inibire la replicazione del virus; i migliori si sperimentano quindi su modelli animali e volontari umani per assicurarsi che non abbiano effetti collaterali particolarmente nocivi; e si arriva infine ai pazienti, per assicurarsi che abbiano realmente un’efficacia clinica.

Ovviamente, solo una frazione di quelli identificati nei laboratori arrivano a quest’ultima fase di sviluppo. Ma grazie agli enormi sforzi (e la pioggia di finanziamenti) messi in campo dai governi e dalle case farmaceutiche di mezzo mondo, ce ne sono già tre attualmente in sperimentazione con trial di fase 3, al termine dei quali, in caso di risultati soddisfacenti, è possibile chiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio.

Regeneron

Gli anticorpi monoclonali sperimentati da Trump in prima persona sono quelli prodotti dalla biotech americana Regeneron, E sono forse quelli attualmente più vicini alla meta: la farmaceutica ha annunciato nelle scorse settimane i risultati preliminari del proprio trial, in cui Regn-Cov2 (il loro cocktail di anticorpi monoclonali) si sarebbe dimostrato sicuro ed efficace, in particolare, almeno per ora, in pazienti non ospedalizzati nelle prime fasi di malattia. La Regeneron ha già chiesto all’Fda (l’agenzia del farmaco americana) una procedura di autorizzazione accelerata per il suo farmaco, e con un endorsement di peso come quello del presidente, in molti ritengono probabile l’ok dell’agenzia.

Il farmaco in questione è un cocktail composto da due anticorpi monoclonali, uno isolato in un paziente di Singapore, e un altro ottenuto in laboratorio inserendo la proteina spike del coronavirus nell’organismo di un topo modificato genericamente per fornirgli un sistema immunitario umano.

I dati presentati dall’azienda sembrano effettivamente incoraggianti, e suggeriscono che il farmaco potrebbe rivelarsi utile anche nel caso dei pazienti più gravi. I dubbi comunque non mancano: in molti infatti ritengono impossibile che la Regeneron riesca a produrre il farmaco in quantità sufficienti anche solo per il mercato americano. Attualmente, l’azienda riferisce di avere scorte per circa 50mila trattamenti, e promette di arrivare a produrne a sufficienza per circa altri 300mila pazienti nel giro di qualche mese. Secondo le stime di alcuni esperti servirebbero però farmaci per almeno 3-400 mila terapie ogni mese per stare al passo con le necessità dei soli Stati Uniti.

Walter Nicoletti
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