“Flebowsky, storie di ordinaria corsia”, commedia, tratta dal libro di Fabrizio Blini,

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Finchè c’è barella…c’è casa…
“Flebowsky, storie di ordinaria corsia”, commedia, tratta dal libro di Fabrizio Blini, che vede sul palcoscenico, accanto a Nicola Pistoia, Ketty Rosselli e Armando Puccio, per la regia di Gigi Piola.
TUSCANIA – A raccontarci immediatamente la sua storia non è l’attore Pistoia ma il “malato di professione” Flebowsky, una sorta di guida che vuole assicurare a tutti il manuale per pazienti esperti. Una guida perché Flebowsky si va delineando, nel corso dello spettacolo, come un vero e proprio Cicerone, non certo per intuito o preparazione medica, ma come conseguenza di inevitabili degenze, di quel “non luogo” dove ogni ordine viene sovvertito: l’ospedale. Flebowsky è quel tipo di “paziente che ha passato così tanto tempo in ospedale, tanto da poterci pagare l’imu”, un veterano dall’armatura fatta di flebo e di conseguenza un vero e proprio punto di riferimento per gli altri malati e anche per il personale medico.
Purtroppo l’ospedale è spesso quel luogo dove il paziente riscopre un suo lato-bambino, nella malattia si ritorna facilmente alla fragilità dell’infanzia e Flebowsky, che di questo aspetto è ben a conoscenza, è pronto ad accogliere lo spaesato e impaurito nuovo paziente, per non farlo rimanere un mero numero nella marmaglia della burocrazie ospedaliera, ma aiutarlo ad affrontare con l’umorismo situazioni difficili, disperate e anche al limite della dignità umana.
Perché, se la tristezza e la noia regnano spesso tra le corsie, con Flebowsky la vera protagonista è la risata, un po’ amara, di un comico e tragico che vanno a braccetto e dove facilmente i ruoli si rovesciano in un attimo: l’ironia diventa l’ingrediente per raccontare i tanti livelli professionali e le varie tipologie di malattia; l’immaginazione creativa (anche se piuttosto con i piedi a terra, visti i servizi quotidiani a cui ci abituano i telegiornali e l’informazione) popola “il non luogo” di medici più attenti al proprio cellulare che al paziente, dottorini specializzandi alle prime armi, severe/isteriche caposala e “visitors” che come alieni subentrano nel delicato equilibrio ospedaliero.
Un monologo/racconto, intervallato da sketch e aneddoti, che invita non solo ad affrontare con il sorriso la malattia, ma anche a una riflessione per cercare di ristabilire un sano rapporto tra i vari protagonisti delle corsie, ricordandosi innanzitutto che sempre si ha a che fare con persone e non con numeri, e un monito per non dimenticare che la prima medicina necessaria è la buona volontà del paziente. Bravissimi i tre interpreti, di Pistoia già avevamo ampia conoscenza (assieme al suo compagno di avventure teatrali Paolo Triestino), Ketty Rosselli e Armando Puccio ottimi nel complesso tratteggio di più piccoli ruoli (anche con canto). Divertenti gli innesti con il fonico, chiamato alla partecipazione nello spettacolo anche come “finto” suggeritore.

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