Intervista a Vito Lo Re

Ciao Vito! Come si diventa oggi compositori e direttori d’orchestra?
Beh, più o meno come una volta: si fa un lungo, lungo percorso in Conservatorio, ma questa è solo la parte accademica. Per riuscire a farlo professionalmente occorrono una concomitanza di fattori: bravura, talento, fortuna ma soprattutto una grande pazienza e perseveranza, nonché la disponibilità a fare una gavetta che può durare anche parecchi anni e che non è detto che porti necessariamente a dei risultati apprezzabili. Insomma, non è semplice. Aggiungici poi che un pittore può fare un quadro nella solitudine della sua stanza ma ha già un prodotto finito; un compositore, una volta che ha scritto un pezzo, è solo all’inizio e senza una casa discografica o un editore col pezzo ci fa ben poco.
La tua è stata una scelta professionale o una scelta di vita?
Entrambe, perché fare della propria passione la propria professione contempla tutte e due; ma di certo scegliere di fare della musica la propria professione è principalmente una scelta di vita, che condizionerà il tuo modo di vivere per sempre. Tuo e delle persone che ti stanno accanto, beninteso.
“35mm”contiene ben 23 brani. Come ti poni nei confronti della tua musica?
E’ difficile rispondere, perché auto giudicarsi è estremamente arduo. Cerco sempre di trovare un compromesso tra la necessità di non accontentarmi mai dei risultati raggiunti e l’esigenza – anche contrattuale, spesso – di rispettare le scadenze. E’ sempre molto utile far ascoltare la propria musica a delle orecchie “neutrali”, che possano correggere le imperfezioni e darti dei buoni consigli. Anche se la composizione è un lavoro essenzialmente solitario, non significa che nelle diverse fasi della produzione non intervengano pareri esterni.
In “35 mm” ho messo non tanto la mia ricerca musicale quanto piuttosto ho tradotto in musica delle mie esperienze personali. Non rappresenta quindi tanto un punto di arrivo della mia evoluzione musicale quanto il risultato di ciò che le suddette esperienze mi hanno ispirato.
Hai mai pensato di scrivere anche per il cinema?
Ho appena terminato un grosso progetto cinematografico che uscirà nelle sale in autunno.
Quanto conta la passione in questo lavoro?
E’ tutto. La passione è quella che non ti fa tenere duro nei momenti difficili; è quella che ti fa lavorare la notte per rispettare una scadenza; è quella che ti spinge sempre a migliorare. Un lavoro del genere non si può fare senza della fortissime motivazioni personali e senza la passione. Se cerchi un lavoro tranquillo e senza problemi qui hai sbagliato indirizzo.
Sei mai stato sul punto di mollare tutto?
Tutti hanno momenti di scoramento o frustrazione. Il rischio, come dicevo prima, di fare una lunga gavetta per poi trovarti con un pugno di mosche in mano è assolutamente reale. Aggiungici che qualunque traguardo tu raggiunga, dal giorno dopo si azzera tutto e devi ricominciare tutto da capo.
Se oggi non fossi direttore d’orchestra, saresti…
Non me lo sono mai chiesto, perché in realtà non ho mai fatto altro, oltre alla musica. Mi piace comunque il lavoro “in proprio”, credo che non mi sarei staccato da questa tipologia di lavoro in cui sei l’imprenditore di te stesso.
Il tuo rapporto con il pubblico
Se intendi l’esibirsi in pubblico, per mia fortuna è eccellente oppure non potrei fare questo mestiere. Esibirsi davanti a una folta ed esigente platea non mi crea nessun tipo di tensione o stress; per me è esattamente come chiacchierare con te. Se invece intendevi il rapporto personale, credo sia estremamente importante rispettare chi ha speso una parte del suo tempo per ascoltare te esibirti oppure per ascoltare la tua musica. Questo è un lavoro che, senza il pubblico, non esisterebbe nemmeno. Quindi se non avessi un pubblico, torneremmo alla domanda precedente.
Progetti futuri?
Tutto ciò che mi stimolerà, vorrei augurarmi. Ho sempre lavorato in svariati settori musicali e per diversi generi. Ora mi piacerebbe che le colonne sonore e i miei lavori solistici fossero la parte quasi esclusiva del mio lavoro.

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