Coronavirus, Svizzera: Il 10% del fatturato alle piccole e medie imprese in difficoltà

Dopo aver annunciato il 20 marzo un pacchetto finanziario di 30 miliardi di franchi per aiutare almeno a corto termine imprese e lavoratori colpiti dalla crisi, il Consiglio federale ha comunicato mercoledì le misure concrete per attuare questo piano di sostegni finanziari. Misure elaborate in tempi estremamente brevi in collaborazione con i rappresentanti del settore bancario e dell’imprenditoria.

Innanzitutto, già da giovedì le piccole e medie imprese possono richiedere presso le banche prestiti garantiti dalla Confederazione per risolvere i loro problemi di liquidità e compensare le entrate mancanti, dovute in buona parte alle restrizioni imposte dallo stesso governo per arginare la diffusione del coronavirus.

Immagine di un campo su cui sono appena state messe a dimora piantine; sul fondo, serre

Le imprese interessate possono richiedere alle loro banche prestiti ponte fino al 10% del loro fatturato annuo, per un importo massimo di 20 milioni di franchi svizzeri. A tal fine, devono soddisfare determinati criteri minimi, in particolare, dichiarare di subire perdite sostanziali di fatturato a causa della pandemia e impegnarsi a rimborsare i prestiti entro 5–7 anni.

Il denaro sarà concesso dalle banche in modo rapido – al massimo è previsto un giorno – per i crediti di un valore non superiore a 500’000 franchi. Tali prestiti, a tasso d’interesse zero, sono garantiti al 100% dalla Confederazione. Il formulario per la richiesta di credito è disponibile sul sito web covid19.easygov.swiss a partire da giovedì.

I prestiti superiori a 500’000 franchi, sottoposti ad un tasso d’interesse dello 0,5%, sono garantiti all’85% dalla Confederazione. La banca creditrice partecipa in misura del 15%. Poiché questi prestiti possono ammontare fino a 20 milioni di franchi per azienda, richiedono un ulteriore esame da parte delle banche e quindi tempi più lunghi.

Per questo programma governativo è previsto un importo di 20 miliardi di franchi, che graveranno chiaramente sul debito della Confederazione. “Questo piano di aiuti peserà sulle finanze federali. Ma sono convinto che è sempre meglio scegliere il male minore. Il male peggiore sarebbe di non fare nulla e aspettare di aver decine di migliaia di disoccupati e fallimenti di imprese. La Confederazione dispone di una situazione finanziaria stabile, possiamo quindi permetterci di garantire questi aiuti transitori”, ha dichiarato il ministro delle finanze Ueli Maurer.

Il fatturato delle aziende è crollato circa del 20% a causa dell’epidemia, ha indicato giovedì la federazione delle imprese svizzere economiesuisse. Secondo una sua inchiesta, un terzo delle società hanno già ora problemi di liquidità. L’impatto è particolarmente forte per il settore alberghiero, quello della ristorazione, per gli organizzatori di eventi e per i parrucchieri. Anche le esportazioni subiranno un calo e in entrata potrebbe diventare difficoltoso l’approvvigionamento di determinati prodotti.

Nuove misure anche per lavoratori e disoccupati

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Il Consiglio federale ha inoltre adottato nuove misure per arginare le conseguenze economiche dell’epidemia e ridurre, nel contesto attuale, gli oneri amministrativi a carico dei lavoratori, dei disoccupati e dei vari organi cantonali.

Tra queste misure, presentate dal ministro dell’economia Guy Parmelin, figura la rinuncia all’obbligo per i disoccupati di inoltrare le prove delle ricerche di lavoro effettuate. Per evitare l’esaurimento del diritto alla disoccupazione sono ora previste, al massimo, 120 indennità giornaliere supplementari.

cassa di un supermercato

CORONAVIRUS E AZIENDE

I sindacati lanciano l’allarme: troppi datori di lavoro non rispettano le direttive del governo per proteggere i dipendenti dal coronavirus.Questo contenuto è stato pubblicato il 18 marzo 2020 18.11

Parallelamente viene provvisoriamente abolito l’obbligo per i datori di lavoro di annunciare i posti vacanti, introdotto in seguito all’accettazione dell’iniziativa popolare “Contro l’immigrazione di massa”. Ciò consente di agevolare le procedure di reclutamento, ad esempio di personale medico, ma anche nel settore farmaceutico, l’agricoltura e la logistica.

Inoltre, viene prolungata da 3 a 6 mesi la durata di autorizzazione del lavoro ridotto, uno strumento introdotto dalla Confederazione per compensare temporanei cali di attività delle imprese e preservare i loro impieghi in caso di crisi. Questa misura dovrebbe permettere di diminuire il numero di domande e di accelerare la procedura di autorizzazione. 

Intanto, aumentano in tutta la Svizzera le richieste di indennità per lavoro ridotto. Finora 34’000 aziende hanno già inoltrato una domanda per un totale di oltre 484’000 collaboratori, ossia quasi il 10% della manodopera attiva a livello nazionale.

Con lo strumento del lavoro ridotto si vogliono limitare il più possibile i licenziamenti in situazioni di crisi come questa, ha ricordato Boris Zürcher, capo della Direzione del lavoro della Segreteria di Stato dell’economia (SECO). A suo avviso, il tasso di disoccupazione potrebbe tuttavia superare il 3% nei prossimi mesi in Svizzera.

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