Soltanto il 10% dell’Obolo di San Pietro verrebbe declinato in “opere di carità”. E il resto? L’inchiesta del Wall Street Journal che sta facendo discutere.
Ancora voci di scandalo in Vaticano. Questa volta, ad essere chiamate in causa, sono le modalità tramite cui viene gestito l’Obolo di San Pietro. Si tratta delle donazioni che i fedeli inviano al Santo Padre. Vale la pena sottolineare sin da subito come il pontefice possa non influire sulle scelte operate attraverso quel fondo. Può dipendere da altri, insomma. Ma il presunto scandalo del palazzo di Londra ha sollevato un polverone: è giusto che una parte delle offerte venga declinata in acquisizioni immobiliari? Perché è di questo che si sta ragionando. Ed è su questo che la Santa Sede, con Jorge Mario Bergoglio in primis, intende fare chiarezza. In specie in relazione agli eventuali casi di corruzione, su cui si sta indagando.
L’Obolo di San Pietro, stando a quanto si trova scritto sul sito ufficiale, “è un gesto di fraternità con il quale ogni fedele può partecipare all’azione del Papa a sostegno dei più bisognosi e delle comunità ecclesiali in difficoltà, che si rivolgono alla Sede Apostolica”. Attenzione: non è affatto detto che i poveri siano gli unici a poterne usufruire. Per consuetudine, al massimo, è previsto che gli ultimi – quelli che abitano le “periferie economiche ed esistenziali” – siano destinatari privilegati. Ma è la distribuzione tra “opere di carità” e tutto il resto a far discutere in queste ore. (IlGiornale.it)





