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In scena al Teatro Brancaccino il 27 aprile “Gelsomino H”, pièce scritta e diretta da Elisa Parrinello; è la storia di un ragazzo affetto da una malattia degenerativa che non permette al corpo nessun movimento. Sulla scena: Bruno Carlo Di Vita (nel ruolo di Gelsomino), Maurizio Bologna che interpreta Pepi, il padre di Gelsomino e Gloria Riti (il fantasma della madre di Gelsomino). Le musiche originali sono di Giacomo Scinardo, il brano “Kalsa” è di Giuseppe Milici.

Il padre di Gelsomino è un vedovo costruttore di luminarie; innamorato della moglie che viene a mancare durante il parto, trasforma la propria vita e quella del figlio in una fiaba fatta di poesie, racconti surreali, abiti di color pastello, scene coronate da lucette che sembrano diamanti, mostrando sempre il coraggio di un’altra vita, quasi irreale.

Improvvisamente questa stessa vita si capovolge in una realtà dalla quale è difficile fuggire; una di quelle dove si pensa “che a te non possa accadere”. E così si può anche perdere la ragione, bramando per qualche istante il desiderio di andar via “dopo il proprio figlio” per proteggerlo ancora cercando di renderlo libero da una vita fatta solo di emarginazione. L’amore, però, supera la ragione, l’assesta e rinvia il pensiero illogico, ma allo stesso tempo giustificato, dal dolore di un padre, riprendendo il viaggio di sempre, di ogni giorno, come un orologio meccanico che non finisce mai la sua carica vitale.

“Gelsomino non parla, lo so che non parlerà mai. Ma nella sua impossibilità fisica ha un’eccellente capacità di sentire e capire qualsiasi cosa attorno a sé. Non è la disabilità a provocare sofferenza. È l’impossibilità di vivere sapendo di esistere”.

Walter Nicoletti
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