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Di Roberta Nardi

Oggi siamo in compagnia di Emanuele Bosi, attore diretto da Vanzina e da altri importanti registi; già protagonista di numerose fiction e serie tv, ha ottenuto notevoli successi anche sul grande schermo.

Nasce a Roma il 15 aprile del 1985. Sin da giovanissimo inizia a studiare recitazione prima nei laboratori teatrali e poi frequentando compagnie teatrali più importanti; conseguita la maturità studia con Beatrice Bracco e frequenta l’Actors Center di Michael Margotta. Dopo aver recitato vari anni in teatro, appare per la prima volta in televisione nel 2007 nella soap opera di Rai 1 “Incantesimo 9”. Nello stesso anno lo vediamo come coprotagonista nel film tv di Canale 5 “Un dottore quasi perfetto”, con la regia di Raffaele Mertes, che lo dirige anche nella fiction televisiva “Questa è la mia terra – Vent’anni dopo”(2008).

A che età è nata la passione per la recitazione e con quale spettacolo c’è stato il tuo debutto teatrale? Otto anni fa, quando hai cominciato questo mestiere anche a livello televisivo, avevi idea che sarebbe diventato il lavoro della tua vita?

Tutto è nato da quando ero giovanissimo, mi piaceva creare qualcosa di umano partendo da me stesso. Ero dotato di grande talento e rispetto ad altri avevo una marcia in più. Volevo diventare un grande attore. Inoltre ho sempre ammirato la macchina che si muove intorno al cinema. Così ho perseguito il mio sogno. Ma più che passione la mia è sempre stata una necessità. Potrei dire semplicemente che la recitazione è un’esigenza. La passione è il cinema!

La fine del 2007 rappresenta una data memorabile per l’attore Emanuele Bosi, quella del suo primo film per il grande schermo “La casa sulle nuvole”, diretto da Claudio Giovannesi, nelle sale nel 2008, in cui è protagonista, nel ruolo di Lorenzo Raggi, insieme ad Adriano Giannini. Il 19 ottobre del 2008 ritorna su Rai Uno con il film tv ambientato in Thailandia “Ovunque tu sia” (2008), regia di Ambrogio Lo Giudice, in cui interpreta il ruolo di Marco, figlio della protagonista, Barbara, interpretata da Lucrezia Lante Della Rovere. Appare poi su SKY Cinema nella serie tv “Romanzo criminale” e nel 2009 è protagonista, insieme a Mary Petruolo, del film “Questo piccolo grande amore”, con la regia di Riccardo Donna, ispirato all’omonimo album di Claudio Baglioni, del 1972.

A quei tempi la strada per il tuo successo artistico era in costruzione e oggi si può dire che hai acquistato una certa popolarità. In che modo ciò ha influenzato o cambiato l’uomo che sei diventato?

La popolarità ha contribuito solo a rendermi fiero del percorso che ho fatto finora ma non ha cambiato il mio approccio che ho con la vita di tutti i giorni. Oggi sono un uomo più maturo e affronto questo lavoro con molta umiltà. Non amo tutto il patinato che c’è intorno alla tv. Non vado alle feste per farmi fotografare. Non mi rendo protagonista di finte relazioni e non pubblico su instagram fotografie di quello che mangio o di quello che leggo prima di dormire. Amo il mio lavoro come mestiere e non come modo di essere. Io non sono un attore, faccio l’attore. Sembra una differenza sottile ma sottovalutarla è la causa della rovina professionale e psicologica di molti miei colleghi.
Sono anche consapevole che l’attore e il regista ormai sono due mestieri accessibili a tutti e la popolarità sui vari social network fa da bilancia. Basta girare due video su youtube e avere molti likes e sei avanti. C’è una quantità consistente di validi registi, bravi attori, grandi storie, che rimangono nascosti all’ombra di improvvisati e di prodotti commerciali di bassa qualità. Questo è un danno per il cinema che invece andrebbe tutelato e valorizzato. Basterebbe destinare meglio i fondi che lo Stato fornisce alle produzioni cinematografiche, finanziando solo film di un certo tipo, per smuovere la solita e banale offerta e abituare così il pubblico a un cinema migliore, fatto di un po’ più di spessore.

Emanuele nel 2010 è ancora sul grande schermo con i film “La vita è una cosa meravigliosa”, diretto da Carlo Vanzina, e “Una canzone per te” di Herbert Simone Paragnani, in cui è protagonista insieme a Michela Quattrociocche e Agnese Claisse. Nello stesso anno gira il videoclip della canzone “L’applauso del cielo” del gruppo italiano dei Lost, che fa parte della colonna sonora del film Una canzone per te. Nel 2011 è uno dei protagonisti della fiction televisiva “Non smettere di sognare”, in onda su Canale 5, interpretando il ruolo del cantante Simone Belfiglio.

Durante il tuo percorso professionale qual’è il complimento più bello che hai ricevuto e la critica che ti ha maggiormente infastidito?
Questo è un lavoro che ti mette sempre sotto giudizio, inoltre può capitare di non lavorare per periodi medio lunghi, il che può portare a deprimersi un po’ o sentirsi poco apprezzati, quindi anche un semplice “sei un bravo attore” è di vitale importanza. Le critiche non mancano mai e ben venga che ci siano, a volte ti criticano a prescindere perché sei giovane e non sei bruttino. A volte quando parlano di un film che hai fatto ti ignorano e anche quella la vivi come una critica…

Nel 2011 Umberto Marino sceglie Emanuele Bosi per interpretare Dino, un ragazzo diversamente abile, nella miniserie tv “Sposami”, in onda nel 2012 su Rai Uno. Seguono quattro fiction, che vanno sempre in onda su Rai Uno: “Rosso San Valentino”, di Fabrizio Costa, “Trilussa – Storia d’amore e di poesia”, di Lodovico Gasparini, “Il restauratore 2”, di Enrico Oldoini, e “Gli anni spezzati – Il commissario”, di Graziano Diana. Nel 2014 lavora in un’altra miniserie di Rai Uno, Madre, aiutami, con Virna Lisi, diretta dal regista Gianni Lepre.

Ci parli del progetto lavorativo che ti ha portato più di ogni altro soddisfazione e ci racconti l’esperienza artistica che ricordi essere stata la più interessante?

Indubbiamente Questo Piccolo Grande Amore è stato il film che ha riscosso maggior successo e ad esso devo tanto. Tuttavia l’esperienza artistica più interessante è stata La casa sulle nuvole con Adriano Giannini per la regia di Claudio Giovannesi, un film girato quasi interamente in Marocco in poche settimane, con pochi mezzi ma con estrema cura e in uno scenario incantevole. Amo i film d’autore, quelli in cui la sceneggiatura è la vera protagonista.

Il 2016 per Emanuele coincide con una prima importante novità: torna infatti al cinema con un grande film di Simone Petralia, “Dolce Settembre”, dove interpreta un regista che durante un weekend trascorso con il proprio figlio ripercorre alcune tappe importanti della sua esistenza. Dai primi successi lavorativi e il grande amore con una musicista, alla separazione e l’inevitabile tracollo personale e lavorativo. La sfera umana e quella professionale convogliano in un intreccio di alti e bassi, di passato e presente, fino a quando qualcosa non riporterà la pace e la serenità…

Caro Emanuele, prima di salutarti siamo curiosi di conoscere qualcosa di più su questo film. Ci sveli maggiori dettagli?
Siamo ancora all’inizio di questo viaggio e non vorrei sbilanciarmi oltre a quello scritto sopra. I protagonisti saremo io e Sara Cardinaletti (anche co-autrice del film). Il regista e autore Simone Petralia che è alla sua seconda opera mi ha voluto per questo film e quando ho letto la sceneggiatura ne sono rimasto veramente affascinato. Oggi per scrivere qualcosa di buono non basta avere l’idea ma devi anche saperla raccontare la tua idea e la forza di questo film sta proprio in questa caratteristica. E’ una storia dalla trama molto coinvolgente e un finale emozionante in cui si possono identificare tutti. Per ora siamo in fase di pre-produzione ma a breve inizieremo le riprese e se tutto va bene nel 2017 lo vedremo uscire in sala. Ringrazio la giornalista Roberta Nardi per quest’intervista, e approfitto per lanciare un saluto al portale Voce Spettacolo! A presto

Ringrazio Emanuele per la sua gentilezza e disponibilità e gli auguro, insieme a tutta la redazione di Voce Spettacolo, Buone feste e un fortunato 2016!

Vito
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