Intervista allo sceneggiatore Paolo Logli

di Gianfranco De Cataldo.

 

Ciao Paolo ! La prima domanda. Un tuffo nel passato. Da bambino dicevi… “da grande farò”…?

Guarda, in realtà ho scritto fin da piccolissimo, mi piaceva tanto quando la maestra ci dava il tema, mi divertivo. Però fino ai tempi dell’Università ho sognato di fare il musicista, ho provato a suonare con scarsi risultati prima la chitarra a e poi il sax. Non che non me la cavassi più o meno bene, ma le mani non arrivavano a fare quel che la testa immaginava, e questo era frustrante. Era un amore non corrisposto, o meglio corrisposto in un modo diverso, visto che poi ho avuto dal mondo della musica altre soddisfazioni come regista di videoclip come “Hey Joe” e di film musicali come il film concerto del Banco del Mutuo Soccorso “Ciò che si vede è”, oltre che come autore di trasmissioni musicali, come Sanremo Giovani o Mio Capitano, e di testi teatrali su temi musicali, come “…dunque lei ha conosciuto Tenco?”. Contemporaneamente, saldo e sempre presente, cresceva l’amore per la scrittura, che a poco a poco si è preso il proscenio.

Raccontaci come nasce la tua passione per il Cinema , la Sceneggiatura.

Come ti ho detto, non saprei identificare un momento in cui ho deciso di scrivere. E’ successo, semplicemente. Nella mia adolescenza, a La Spezia, ero frequentatore fisso dei cineforum, e ricordo che all’università, quando vivevo a Pisa, dilapidavo i pochi soldi, che avevo come paga settimanale da parte dei miei, al cinema. Insomma, tutto è avvenuto con grande naturalezza, e con un pizzico di fortuna, trovandomi nel posto giusto, e qualche volta al momento giusto.

Secondo te come è possibile scrivere ancora cinema di qualità?

E’ possibile sempre. Ci vuole, certo, un po’ di coraggio, oltre alle doti e alle idee. Di certo il sistema non sempre ti aiuta, dominato com’è dalla logica del risultato minimo garantito. Non si rischia quasi mai sulle idee, si cerca il prodotto che permetta di “rientrare”. Certo, non sempre, per fortuna. Qualche bella eccezione esiste.

Il lavoro dello Sceneggiatore oggi.

Identico a quello di ieri e di ieri l’altro, mi verrebbe da dire. Il lavoro dello sceneggiatore è raccontare storie e farlo in maniera emozionante. Ci sono fior di sceneggiatori in Italia, e quando sento dire che non siamo all’altezza con il resto del mondo mi arrabbio un po’. Più probabilmente, non abbiamo il mercato che permette la lingua inglese e le cifre delle produzioni americane. Ma è anche vero che una politica coraggiosa e dei produttori intraprendenti hanno resuscitato e rilanciato per fare un esempio il cinema francese. Questo qualcosa vorrà dire…

Come nascono le tue idee?

Non so dirlo. Arrivano. Gli americani hanno una formuletta per spiegare cosa succede, che trovo giustissima: “What if?” che tradotto in modo approssimativo significa “cosa succede se…?”. In pratica ti capita di osservare la realtà e chiederti cosa avverrebbe se infilassi nella vita quotidiana un elemento inaspettato, che scambi le carte. Quello che in gergo si chiama “il fattore scatenante”. Penso che molte idee nascano così.

Per quale tuo lavoro nutri maggiormente affezione? Quale invece ti ha dato filo da torcere?

Sono molto affezionato a “Il bambino della Domenica” un film tv con Beppe Fiorello del 2008. Anche perché è il primo titolo importante che ho scritto, assieme ad Alessandro Pondi, con cui collaboro da anni. Ci sono, certo, film che mi hanno dato filo da torcere, e forse anche qualcuno che col senno di poi non rifarei. Ma quelli non li dico.

Un film al quale avresti voluto collaborare.

Jesus Christ Superstar. Musica rock, cultura giovanile degli anni 70, grande spiritualità. Chiedo troppo? Adoro il musical e l’opera rock. Ma sto impegnandomi per colmare questo vuoto. Assieme a Vittorio Nocenzi, fondatore del Banco del Mutuo soccorso e a so figlio Michelangelo stiamo da più di due anni lavorando ad una trasposizione di “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto. Non vedo l’ora che sia pronto.

Cosa serve per diventar dei buoni Sceneggiatori ?

Occhio, sensibilità e penna. Il resto è solo mestiere, tecnica, utile per carità, ma solo per dare un ordine al fluire delle idee. Se invece la scaletta, l’attenzione alla temporalità, le preoccupazioni per la messa in scena prevaricano la creatività e il cuore, allora si sta sbagliando tutto, a mio modo di vedere.

Poli opposti : Raccontaci questo progetto.

Una commedia che mi è piaciuto scrivere, diretta in modo fantastico da Max Croci e davvero ben interpretata da Luca Argentero e Sara Felberbaum. L’ho scritta assieme ad Alessandro Pondi, Riccardo Irrera, Mauro graiani. Noi quattro, ci tengo a precisarlo. Chi ha visto i titoli di testa del film, affollati di nomi di sceneggiatori, capirà perché ci tengo.

Progetti futuri?

Due film con Beppe Fiorello. Uno per la tv “I fantasmi di Portopalo” ed uno per il cinema “Chi m’ha visto?”. Li vedrete nel corso della stagione che sta per iniziare.

Manda un saluto ai nostri lettori.

Ciao, buona lettura e buona visione.
 

 

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Walter Nicoletti
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