Intervista con il regista. Riccardo Recchia

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Il nostro redattore Vito “Nik Hollywood” Nicoletti ha intervistato Riccardo Recchia, celebre regista televisivo italiano.
Riccardo Recchia, vanta una lunghissima e proficua carriera iniziata proprio nelle televisioni private, con le quali ha collaborato incessantemente dal 1984 al 1990 realizzando oltre tremila regie. In quegli anni infatti, lavora assiduamente per “Telenova” e per “Antenna 3” di cui ricordiamo programmi esilaranti, come “Cabrioflipper” e “Scorribande”. Il passaggio alle tv nazionali avviene nell’anno 1989, quando gli viene affidata la regia delle gag girate in esterno del programma mediaset “Emilio”. Tra il 1992 ed il 1996 è regista di “Striscia la notizia”e di “Paperissima sprint”,mentre in Svizzera sulla Tsi dirige “Storie di ieri” ed ancora il “Festival internazionale della comicità”e poi “Ricordi”, programma di straordinario successo, di cui è stato anche autore e che è andato in onda per quattro anni. Tra il 1996 ed il 2000 , Rete quattro lo vede impegnato prima in “Chi mi ha visto” , poi con il “Festival di Napoli”, ancora con “Affetti speciali”e con il “Giro d’Italia”, per approdare infine su Rai tre, con “Zero a zero”. Dal 2000 in poi, inizia la sua avventura con “Zelig”,”Zelig off”e “Zelig circus” che è divenuto uno dei programmi cult, andati in onda negli ultimi anni. Di questo periodo, ricordiamo anche “Bravo grazie,la champions league della comicità” per Rai due, “Sandra e Raimondo super show” , ed ancora per Canale cinque, “Sono tornato normale”(con Teo Teocoli), e “Ma chi ce lo doveva dire”(con Ficarra e Picone). Nel 2007 lo vediamo ancora impegnato nella regia di “Love Bugs 3”(con EmilioSolfrizzi e Giorgia Surina). Il 2007 è l’ultimo anno dopo sette, in cui firma la regia di “Zelig Circus” in onda su Canale cinque(con C.Bisio e V.Incontrada) per approdare nel 2008 a Colorado in onda su Italia uno(con Beppe Braida e Rossella Brescia), di cui è tutt’ora regista. Le sue esperienze sono davvero innumerevoli, lavora infatti assiduamente anche per i canali Sky. Sua è la regia di varie sitcom per Happy Channel tra cui “ Sottosopra”ed “I Caruso”,ed ancora “Bar Stadio” in onda su Paramount comedy ed ultima in ordine di tempo, “Hip hop hurrà”per Disney Channel. Collabora ancora con la Tsi, curando la regia di “Comedy club”. Tra il 2001 ed il 2005 è direttore artistico del “Festival del cabaret”di Martinafranca. Nel 2004 fonda insieme a Georgia Roseano la Bobolone, società che si occupa della ideazione e sviluppo di nuovi format. In questo periodo riprende la collaborazione con Antenna tre, dove è autore e regista di “Una gara tutta da ridere”, su Telelombardia , segue invece “Confessioni” ed è autore di “Pro per pro” e del quiz sugli animali, “Bestiale”. Curioso e coraggioso, affronta infine una nuova sfida dove vengono ribaltati tutti i canoni della regia classica. E’ infatti autore oltre che regista di “Via Verdi 49”, la prima sitcom multimediale, realizzata in coproduzione, dalla sua Bobolone, insieme alla Einstein multimedia per i videofonini Tim e per Telecom Italia Alice home tv. La serie è ora in onda sul canale Comedy central. Nel 2006 sempre con la Bobolone è ideatore del “Gran Premio tv” il primo festival dedicato alle televisioni private in scena a Desenzano del Garda. Nel 2007 ancora con la sua società è produttore, ideatore e regista di due videoclip dell’artista Erilien dal titolo “The mood” ed “All i want” . Nel 2008 ancora con la Bobolone è ideatore e regista della televendita dell’attrezzo ginnico “Ippodream”. Nel 2009 con la sua società è produttore, autore e regista di “FORMATO FAMIGLIA”, sitcom PER la DIXAN,IN ONDA SU FOX LIFE E SKY VIVO E PER IL SETTORE MULTIMEDIALE, PROSSIMAMENTE ANCHE SUL SITO WWW.DIXAN.IT
Riccardo Recchia, ama cimentarsi in sfide sempre nuove. Il suo stile registico raffinato e mai banale, gli ha portato prestigiosi riconoscimenti, tra i quali tre “telegatti”, nove premi “regia televisiva”, un premio Ischia e nel 1996, un premio nella “grande notte della pubblicità” per lo spot della Citroen,ed il Grand Prix della pubblicità nel 2008 per Formato Famiglia.
Ciao Riccardo! Benvenuto sul nostro portale Voce Spettacolo. Iniziamo dalla prima domanda. Come nasce la tua passione per la regia?
A dire la verità tutto è cominciato da mio nonno, il quale dirigeva la banda dell’esercito. Poi mio padre è stato scenografo a Cinecittà e ha sempre svolto tanti altri lavori nell’ambito dello spettacolo. La nostra famiglia è nata in questo settore. Per quanto riguarda il mio caso, sono diventato regista televisivo. Ho ereditato da loro questa passione. D’altronde il figlio dell’avvocato, diventa avvocato. Quando si cresce nel mondo dello spettacolo e più facile ed è più naturale pensare che il tuo destino sia già scritto. Al di là di tutto, questo mestiere mi è sempre piaciuto. E mi piace tutt’ora.
Quindi Riccardo Recchia regista nasce per destino?
Diciamo che nasce per passione perché all’età di 10 anni ho deciso di diventare regista, nonostante poi mi sia laureato in giurisprudenza. È un caso fortuito, ma non mirato: la mia tesi di laurea coincide con quella di Pippo Baudo.
Negli ultimi anni la televisione è completamente cambiata. Siamo proiettati sempre più verso il format televisivo tipico del reality. Come hai vissuto questo cambiamento? Cosa ne pensi?
Il reality è una evoluzione di due generi: il game, nel senso che per farli andare avanti è necessario giocare al fine di creare una nozione di spettacolo tramite delle persone che non lavorano nel settore. Oppure favorire personaggi già conosciuti come accade per i talent. L’altro è sicuramente quello di amplificare l’affezione del pubblico. Che cosa ne penso io? Quando ho iniziato, ricordo che in tv non potevano andare persone “mentre mangiavano”. È completamente cambiato il modo di vedere le cose. La gente è diventata protagonista. È certamente più interattiva. Ad ogni modo, la tv, parafrasando Clint Eastwood, “é un paese per vecchi”. La televisione attuale è destinata ad un pubblico più adulto, anche alla luce delle nuove piattaforme e tecnologie.
Come vedi il futuro della televisione e degli show televisivi?
Credo sia fondamentale considerare la quantità di persone e la qualità del tempo di preparazione di un programma televisivo. Questo fa davvero la differenza. Poi c’è da tenere in mente l’aspetto della sperimentazione che in Italia, purtroppo, manca a differenza delle altre televisioni europee. Da noi in Italia vanno solo programmi musicali e di calcio. Il sistema è davvero complicato, considerato che, spesso, le televisioni italiane cercano di realizzare degli esperimenti, ma c’è sempre il dubbio ed il timore dell’audience. Ecco, credo che non si debba avere timore di questi aspetti. Ce lo insegnano alcuni programmi tra cui Zelig, il quale stava per chiudere, ma successivamente è cresciuto proprio grazie alla partecipazione e al talento degli artisti, i quali sono stati apprezzati dal pubblico. Credo sia necessario cambiare tendenza e, pertanto, cercare di stare lontani dal controllo dei dati statistici. Possiamo prendere in esempio alcune reti anglosassone americane, tra cui Fox o Real Time, le quali sperimentano continuamente.
Nel corso della tua lunga carriera da regista televisivo hai mai pensato di abbandonare tutto e cambiare mestiere?
Alla terza puntata di ogni serie decido sempre di fare il tabaccaio! A parte gli scherzi, sono stati tantissimi i programmi che mi hanno regalato soddisfazioni, sia come ascolti che come risultati. Di contro, il problema principale è che si ha sempre a che fare con persone che hanno un ego abnorme.
Il programma televisivo al quale sei più legato?
È come per i figli. Il primo non si scorda mai. Il primo premio regia tv l’ho ricevuto quando ho firmato la regia per un programma televisivo su Antenna Tre Lombardia. Si trattava di una sit com comico-musicale realizzata durante ritagli di tempo tra un Tg e lo Zecchino d’Oro. Quel tipo di programma era piuttosto innovativo. Abbiamo strappato il premio a Carlo Conti, il quale aveva al suo fianco anche Pieraccioni ed altri grandi artisti. È certamente questo il programma che ho amato di più perché inaspettatamente mi ha lanciato nel mondo della serie A. Tutto è iniziato da lì. Era un periodo molto creativo in cui i registi avevano la possibilità di poter dialogare e lavorare in maniera diretta con i direttori di rete. Ora, al contrario di allora, ci sono le case di produzione. Ad ogni modo, questo è un aspetto positivo, considerato che si stimola la creatività. Per cui ho seguito l’evoluzione dei tempi ed ho aperto una casa di produzione.
Oltre al lavoro di regista, segui altre attività? Quali sono i progetti attuali e futuri?
Attualmente porto avanti anche dei progetti per il Web perché credo che la tv in futuro debba essere interattiva con se stessa. Ho terminato la sesta edizione di “Palco Doppio Palco” in uscita a breve su Sky. Poi la seconda serie di “A cuccia di cuori” su La5, programma che racconta le storie di adozione di animali dai canili. Spero di chiudere un bel progetto su La7. Infine siamo in piena proposizione di una serie di telefilm.

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