Intervista con la cantautrice. Leda Battisti

Il nostro redattore Vito “Nik Hollywood” ha intervistato la cantautrice Leda Battisti. Di seguito l’intervista esclusiva per voi lettori!
Ciao Leda! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda. Un bel tuffo nel passato. Da bambina cosa sognavi di fare?
Ciao a voi! Ho sempre sognato di fare la cantante oppure l’attrice. Quando ero bimba credevo che le donne del mondo dello spettacolo fossero più fortunate e belle delle altre perché nate già truccate. In più mio fratello, più grande di me, comprava continuamente musica tipo Pink Floyd, Dire Straits e da lì il passo è stato da subito che, con pochi accordi di chitarra imparati in chiesa, nel giro di pochissimo riproducessi tutto quello che mi faceva ascoltare con la chitarra e la voce;) Poi a 12 anni entrai al conservatorio di Terni per studiare chitarra classica.
Chi è Leda Battisti?
Wow…bella domanda!!! Non lo so, sto cercando di saperlo…ma so di non sapere. Per sapere chi sono io dovrei prima sapere il senso di tutto questo. Posso solo definirmi sinteticamente “passionaria”, come il mio secondo disco, perché tutto, secondo me, è generato dalla passione. Naturalmente e in primis anche la musica.
Leda Battisti cantante nasce per caso o per destino?
Non per caso. Forse un pò per destino, ma soprattutto per volontà e scelta. La musica è una sorta di religione. Forse all’inizio ti trova lei, ma poi la scegli un giorno dopo l’altro tu. Il canto mi ha trovata già da quand’ero piccola e suonavo la chitarra in chiesa, ma poi sentivo il suono della mia voce e mi piaceva così tanto cantare che ho iniziato da subito a comporre qualcosa di mio per svelare a me stessa un modo di cantare personale e unico.
Quando hai capito di voler entrare nel mondo della musica?
Fu dopo la trasmissione “Partita Doppia” di Pippo Baudo su Raiuno. Vinsi il torneo come giovanissima cantautrice premiata da Domenico Modugno. Successivamente approdai al Cet di Mogol vincendo la borsa di studio e lì incontrai Mario Lavezzi, mio primo produttore, e ci fu un lavoro, da parte mia, di assemblamento delle mie caratteristiche vocali. Decisi, inoltre, che il vestito di quelle canzoni sarebbe stato quel “nouveau flamenco elettronico” a cui diedi vita con “L’acqua al deserto” e, prima ancora, con “Tocca il cuore”. Tutte canzoni suonate interamente con il grande chitarrista flamenco Ottmar Liebert, a cui in precedenza avevo mandato dei provini in New Mexico, che si innamorò del mio progetto. Così con Lavezzi, l’apporto di Rudy Zerbi e la Sony Music realizzammo il singolo “Tocca il cuore” che subito divenne una hit in Grecia. Fu grazie a questo exploit che la Sony decise di produrmi anche l’album che sarebbe diventato un grande successo sia in Italia che all’estero.
Il tuo primo esordio, cosa ricordi?
Mi sembrava di essere su un tappeto volante con un bellissimo mondo sotto, una sensazione indescrivibile. Ogni volta che sentivo passare in radio “L’acqua al deserto” era stupendo sapere che quella ero io, cambiavo stazione radio e ogni due minuti sentivo il mio pezzo, capivo che c’era quella magia inspiegabile che accade ad una canzone fortunata e stava capitando proprio a me…quando meno me l’aspettavo!!!
Quanto c’è di te nelle tue canzoni?
Tutto!!! C’è la mia passione, il mio amore, la mia visione della natura, il mio essere donna. Ho scritto sempre le mie canzoni in base al mio sentire, sia musicale che testuale, ma anche e soprattutto cercando di comunicare agli altri i miei sentimenti. L’unico modo per farlo sono parole che rendano oggettive le emozioni, parole, metafore e immagini in cui tutti si riconoscano, insomma che siano di tutti. E la cosa più bella è sempre quando mi scrivono per dirmi che si sono innamorati con il brano “Sei tu”, oppure hanno sentito la mancanza di qualcuno ascoltando “L’acqua al deserto.
Secondo te, quando si scrive un brano, è la musica che accompagna le parole o accade il contrario?
Per quanto riguarda me, compongo sempre prima la melodia e poi scrivo le parole. Questo perché accompagnandomi con la chitarra, nascono prima gli accordi, sui quali poi compongo una linea melodica, e successivamente l’idea del testo.
Come sta il mondo della musica oggi?
A dire la verità, secondo me, malissimo. Non ci sono possibilità se non attraverso Talent e spettacolarizzazione della musica.  A tutto ciò fanno eccezione tutti coloro che si sono creati il loro progetto musicale tramite anni di lives, i pochi che, attraverso internet, esplodono tramite youtube anche senza essere necessariamente già contrattualizzati con una Major. La possibilità di fare musica si è ampliata talmente tanto che anche persone con scarsa professionalità fanno tentativi pressapochistici per uscire allo scoperto senza un minimo di studio, di gavetta o di talento. Per carità, viva i sogni e viva l’arte, ma non tutti quelli che cantano sono dei cantanti, non tutti quelli che scrivono parole sono dei poeti, anche se il talento esiste eccome, anche da parte di autodidatti, e questo è il bello della storia!
In te c’è un confine tra la persona e l’artista?
No…non potrei essere la persona che sono senza essere l’artista che sono. Nel senso che una vita senza musica è inconcepibile per me.
A cosa può servire un sogno?…e tu ne hai tanti?
A vivere. La vita stessa è un sogno, è inconcepibile non avere sogni, si spegnerebbe quel sacro fuoco che è nell’animo di ogni uomo.
Progetti futuri?
Sto ultimando il mio quarto disco che ha la collaborazione, ai testi, di un grande autore musicale che è Pasquale Panella. Ho avuto la fortuna di incontrarlo al “Premio Caruso” su Raiuno e da lì è nato questo feeling artistico. In più ho alle chitarre Toti Panzanelli (chitarrista di Antonello Venditti), Phil Mer alla batteria (Pooh , Malika Ayane) e la produzione e gli arrangiamenti di Andrea Battaglia, mio storico produttore e bassista a partire dal disco di Sanremo 2007 “Tu, l’amore e il sesso.
Leda, grazie per il tempo dedicatoci. Voce Spettacolo ti fa i migliori auguri per il tuo futuro e la tua carriera.
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