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Sullo sfondo storico del suo esilio in Romagna, “La visione di Dante” non racconta una sterile creazione della Divina Commedia, bensì una complessa spirale di idee aggrovigliate nella mente di un Mimo-Dante che unisce magistralmente il tragico al comico in una poliedrica, artistica personalità.
Come nel celebre quadro di Füssli, egli colleziona immagini, frammenti inquietanti e allucinazioni febbrili. Scrive, soffre, sogna, si desta e ancor scrive. Le allucinazioni assumono i contorni di anime in pena, rappresentate in scena da ballerini, acrobati e attori che si contorcono, trascinati da un Caronte severo ma plastico. Eccoci, dunque, nel cuore dell’Inferno, spettacolarizzato da giochi di fuoco e deformi movimenti del corpo. La trama si infittisce e appaiono Paolo e Francesca con il loro amore adultero. L’alternanza sogno-veglia permette al Dante-Mimo di scrivere, sotto forma di “visione”, ciò che gli appare in sogno. Egli soffre, si ribella al suo esilio e ancor scrive, spesso intrappolato nel suo stesso intreccio di intenti. Infine, cade in un sogno eterno e viene trasportato in una processione sulle note della Requiem di Mozart dalle sue stesse, febbrili allucinazioni in carne ed ossa.
Scritto e prodotto da Prysma Productions

Sabato 7 ottobre dalle ore 20:00 alle ore 23:45

Basilica di San Francesco – Ravenna

 

Vito
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