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Il terzo incontro della Stagione 2017/18 con la speciale rassegna “laVerdi festeggia il ‘900 italiano” vede protagonista Salvatore Sciarrino, nel grande concerto conclusivo del 26° Festival di Milano Musica, Salvatore Sciarrino. L’eco delle voci, in occasione del 70° compleanno del compositore palermitano.

Doppio appuntamento venerdì 1 (ore 20.00) e domenica 3 (ore 16.00) dicembre, all’Auditorium di Milano in largo Mahler, con l’Orchestra Sinfonica e il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi diretti rispettivamente da Marco Angius ed Erina Gambarini, e Mario Caroli solista al flauto.

Il programma inquadra il Libro notturno delle voci di Sciarrino – cui Milano Musica 2017 ha dedicato il centro della sua programmazione – fra tre grandi brani della musica francese: La valse (1919/20) e Boléro (1928) di Ravel, Nocturnes di Debussy (1897/99).

«Già nel 1906 – scrive Gianluigi Mattietti nelle note di sala – Maurice Ravel (1875-1937) meditava di comporre un grande valzer, danza che considerava l’incarnazione della gioia di vivere in musica, e il simbolo musicale delle frivolezze viennesi, di quel vecchio mondo al quale aveva già reso omaggio nel 1910 con Valses nobles et sentimentales. Ma fu solo nel 1919, su invito di Diaghilev, che Ravel riprese quel progetto per farne un balletto. Ravel completò la partitura nell’aprile del 1920. Ma a Diaghilev quella musica non piacque … e si ruppero anche i rapporti tra Diaghilev e Ravel. La Valse fu allora eseguita in forma di concerto, in dicembre, con enorme successo. Ci pensò Ida Rubinštejn (danzatrice che faceva parte dei Ballets russes e poi creò una propria compagnia), nel 1929, ad allestire per la prima volta La Valse in versione coreografica, all’Opéra di Parigi. E fu la stessa Rubinštejn che propose a Ravel, nel 1928, di scrivere la musica per un balletto di ambientazione spagnola. La prima idea di Ravel … fu di orchestrare alcune sezioni di Iberia di Albéniz, ma non riuscì a ottenerne i diritti dagli eredi. Decise allora di comporre un pezzo ex novo, a ritmo di bolero. E fu una serie di successi: non solo per la prima del balletto, il 22 novembre 1928 all’Opéra Garnier, ma anche per le esecuzioni in forma di concerto che diressero nel 1930 sia Ravel sia Toscanini».

«Il malinteso mito dell’impressionismo musicale nasce con i tre Nocturnes, che Claude Debussy (1862-1918) compose tra il 1897 e il 1899. Il titolo, ispirato a dipinti di Whistler, rimanda per l’autore a “tutto ciò che questo vocabolo contiene di impressioni e luci particolari”. È proprio la ricerca di effetti di luce a suggerire una scrittura orchestrale dove la dimensione armonica e quella timbrica si fondono, e una struttura formale non tradizionale, priva di sviluppi tematici. Il trittico è costruito in modo concentrico, con due movimenti moderati che inquadrano un movimento dinamico. In Nuages (il clima sonoro è quello “immutabile del cielo con l’avanzare lento e malinconico delle nubi, che finiscono in un’agonia grigia, dolcemente colorata di bianco”) Debussy cerca timbri tenui e trascoloranti … La luce cambia in Fêtes, e al caleidoscopio dei colori orchestrali si accompagna un concitato avvicendarsi di motivi e ritmi diversi … la varietà di materiali si riduce ancora in Sirènes, che evoca il ritmo del mare e il canto misterioso delle sirene … nel finale un breve motivo del corno inglese rimanda, ciclicamente, a quello del primo movimento». (Mattietti)

I suoni misteriosi della natura, i suoi incanti e i suoi orridi, emergono anche nel Libro notturno delle voci (2009) di Salvatore Sciarrino (1947), che “cita” memorie d’infanzia. È un ampio lavoro per flauto e orchestra in cui il compositore esalta le qualità musicali di Mario Caroli cui il pezzo è dedicato: «le sue conquiste tecniche e la sensibilità nelle emissioni, una volta inconcepibili, realizzano adesso le mie utopie e, per tutti, hanno trasfigurato il flauto», scrive l’autore. Che aggiunge: «Non tanto un sovraccarico di difficoltà conferisce significato a un concerto, quanto il creare uno spazio dove l’identità di un singolo si offra al suo contesto sociale. La metafora conflittuale del rapporto fra individuo e massa a me pare rimanga ineludibile nella musica d’insieme». E le voci notturne sono quelle ascoltate da bambino, quando «m’affacciavo sulle rovine della guerra».

(Biglietti: euro 36,00/16,00; info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar/dom, ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401; on line: www.laverdi.org www.vivaticket.it ).

Biografie

Salvatore Sciarrino, compositore. Palermitano, classe 1947, si vanta di essere nato libero e non in una scuola di musica. Ha cominciato a comporre dodicenne, da autodidatta; primo concerto pubblico, 1962. Ma Sciarrino considera apprendistato acerbo i lavori anteriori al 1966, perché è allora che si rivela il suo stile personale. C’è qualcosa di veramente particolare che caratterizza questa musica: essa induce un diverso modo di ascoltare, un’emozionante presa di coscienza della realtà e di sé. Si tratta di una squisita rivoluzione musicale: al centro viene posto non più l’autore o la partitura bensì l’ascoltatore. E dopo cinquant’anni il gigantesco catalogo delle composizioni di Sciarrino è tuttora in una fase di sorprendente sviluppo creativo. Compiuti gli studi classici e qualche anno di università nella sua città, nel 1969 il compositore siciliano si è trasferito a Roma e, nel 1977, a Milano. Dal 1983 risiede in Umbria, a Città di Castello.

Ha composto fra l’altro per: Teatro alla Scala, Accademia di Santa Cecilia, RAI, Maggio Musicale Fiorentino, Biennale di Venezia, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Carlo Felice di Genova, Arena di Verona, Opera National de Paris, Staatstheater Stuttgart, Oper Frankfurt, Nationaltheater Mannheim,Wuppertaler Bühnen, Concertgebouw Amsterdam, London Symphony Orchestra, Suntory Hall Tokyo; per i festival di: Domain Musical di Parigi, Schwetzingen, Donaueschingen, Lucerna, Witten, Salisburgo, New York, Wien Modern, Wiener Festwochen, Ensemble Intercontemporain, Berliner Festspiele Musik Biennale, Holland Festival, Alborough, Festival d’Automne di Parigi, Ultima di Oslo, Beethovenfest di Bonn.

Ha pubblicato con Ricordi dal 1969 al 2004; dall’anno seguente l’esclusiva delle sue opere è passata a RAI Trade.

Vastissima la discografia di Sciarrino, che conta più di 100 cd, editi dalle migliori etichette in ambito internazionale, più volte segnalati e premiati.

Oltre che autore della maggior parte dei libretti delle proprie opere teatrali, Sciarrino ha una ricca produzione di articoli, saggi e testi di vario genere; alcuni sono stati scelti e raccolti in Carte da suono, CIDIM – Novecento, 2001. Di rilievo il suo libro interdisciplinare sulla forma musicale Le figure della musica, da Beethoven a oggi, Ricordi 1998.

Ha insegnato nei conservatori di Milano (1974–83), Perugia (1983–87) e Firenze (1987–96). Parallelamente ha tenuto corsi di perfezionamento e masterclass; da segnalare in particolare quelli di Città di Castello dal 1979 al 2000 e i corsi alla Boston University. Al presente tiene corsi di alto perfezionamento di Composizione presso l’Accademia Chigiana di Siena.

Fra il 1978 e il 1980 è stato Direttore Artistico al Teatro Comunale di Bologna.

Accademico di Santa Cecilia (Roma), Accademico delle Belle Arti della Baviera e Accademico delle Arti (Berlino), Laurea honoris causa in Musicologia Università di Palermo, fra gli ultimi premi conferiti a Sciarrino vanno citati:

  • Prince Pierre de Monaco (2003)

  • Premio Internazionale Feltrinelli (2003)

  • Musikpreis Salzburg (2006), premio internazionale di composizione istituito dal Land di

Salisburgo.

  • Premio Frontiere della Conoscenza per la musica (2011) della BBVA Fondation.

  • Premio Una vita per la musica (2014) Teatro La Fenice – Associazione Rubenstein di

Venezia.

Del novembre 2017 è la prima esecuzione assoluta di Ti vedo, ti sento, mi perdo, opera commissionata dal Teatro alla Scala di Milano e dalla Staatoper di Berlino.

Marco Angius, direttore. Ha diretto l’Ensemble Intercontemporain, la Tokyo Philharmonic, la London Sinfonietta, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino, le orchestre del Teatro La Fenice, del Maggio Musicale Fiorentino, del Comunale di Bologna, laVerdi di Milano, l’Orchestra della Svizzera Italiana, l’Orchestre de Lausanne, l’Orchestre de Nancy, l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra della Toscana, I Pomeriggi Musicali, la Luxembourg Philharmonie, il Muziekgebouw/Bimhuis di Amsterdam.

Ha vinto il Premio Amadeus per Mixtim di Ivan Fedele (2007) e inciso oltre venti dischi con Stradivarius, tra cui Luci mie traditrici di Sciarrino, L’imbalsamatore di Giorgio Battistelli, Die Schachtel di Franco Evangelisti e Pierrot lunaire di Schönberg, Abyss di Donatoni, Die Kunst der Fuge di Bach/Scherchen, l’integrale per violino e orchestra di Ivan Fedele.

Tra le produzioni liriche: Káťa Kabanová di Janáček al Regio di Torino, l’inaugurazione della Stagione 2016/17 della Fenice di Venezia con Aquagranda di Filippo Perocco (Premio Abbiati 2017), Luci mie traditrici (Berlin Staatsoper/Bologna) e Aspern di Sciarrino (La Fenice), Jakob Lenz di Rihm, Don Perlimplin di Maderna (Comunale di Bologna), La volpe astuta di Janáček (Accademia Nazionale di Santa Cecilia), L’Italia del destino di Luca Mosca, Il suono giallo di Alessandro Solbiati (Premio Abbiati 2016), Gianni Schicchi di Puccini e Alfred Alfred di Donatoni (Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto).

Dal 2011 è direttore musicale e coordinatore artistico dell’Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scala e dal 2015 è direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto, formazione con la quale ha realizzato l’integrale delle Nove Sinfonie di Beethoven con Opv (Ludwig van Festival 2016); ha ideato e diretto il ciclo Lezioni di suono per Rai 5.

Nel 2017 ha diretto il Prometeo di Luigi Nono (Teatro Regio di Parma), ha inaugurato la Biennale Musica di Venezia 2017 con Inori di Stockhausen, e in ottobre dirigerà la Medea di Dusapin al Teatro Comunale di Bologna. È autore di libri e saggi sulla musica d’oggi tra cui: Come avvicinare il silenzio (Rai-Eri, 2007), Del suono estremo (Aracne, 2014).

Erina Gambarini, Maestro del Coro. Figlia d’arte, ha iniziato la sua attività artistica a 13 anni al Teatro alla Scala di Milano, come voce bianca, protagonista nell’opera di Britten Il giro di vite.

Dopo alcuni anni di intensa attività solistica, ha proseguito lo studio del pianoforte con il padre, lo studio del canto, come soprano, con Teresa Stich Randall a Vienna, direzione interpretazione corale e musica da camera con Marcel Couraud, tecnica vocale e interpretazione con Schmidt-Gaden. Ha collaborato con la RSI, la RAI, la Fenice di Venezia, Teatro Sociale di Como, Teatro Olimpico e Valle di Roma, Teatro Carignano di Torino, Verdi di Trieste, La Pergola di Firenze, Teatro Grande di Brescia. Ha inciso numerosi cd per Nuova Era, Carrara e Ricordi.

Nel 1989 fonda il gruppo corale Canticum Novum, che in pochi anni si distingue per la qualificata e ricca attività artistica e parallelamente dirige vari gruppi strumentali. Nel 1996 inizia la sua collaborazione con il Maestro Romano Gandolfi, che nel 1998 la chiama come sua assistente e Maestro del Coro in occasione della costituzione del Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, incarico che ricopre tuttora.

Ha collaborato con molti direttori d’orchestra, tra i quali Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Aldo Ceccato, Ettore Gracis, Oleg Caetani, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Rudolf Barshai, Vladimir Jurowski, Helmuth Rilling, Leonard Slatkin, Nevil Marriner, Roger Norrington, Vladimir Fedoseyev, Robert King.

Dal 1997 è membro dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo per i suoi meriti artistici.

Mario Caroli, flauto. Allievo di Annamaria Morini a Bologna e di Manuela Wiesler a Vienna, ha iniziato gli studi musicali a quattordici anni. Ventiduenne, vince a Darmstadt il premio internazionale Kranichsteiner Musikpreis e poco dopo si laurea in filosofia con una tesi su L’Anticristo di Nietzsche. Artista cosmopolita e poliglotta, Mario Caroli vive da anni a Strasburgo.

Tra i principali solisti a livello internazionale, Caroli è musicista libero e impegnato allo stesso tempo, perfettamente a proprio agio nel repertorio contemporaneo – ha interpretato in prima assoluta centinaia di nuove opere, moltissime delle quali scritte per lui, da Kurtág a Saariaho, da Rotaru a Neuwirth, da Dufourt a Hosokawa, da Francesconi a Mantovani a Fedele, da Stroppa a Hurel a Gervasoni e, ovviamente, Sciarrino – quanto apprezzato dalla critica per le illuminanti letture di Bach, Schubert e Debussy.

È abitualmente invitato a esibirsi nelle più grandi sale – tra cui Philharmonie di Berlino e Colonia, Concertgebouw di Amsterdam, Suntory Hall di Tokyo, Konzerthaus di Vienna, Opéra Garnier di Parigi, Megaron di Atene, Harpa di Reykjavik, Herkulessaal di Monaco, Elbphilharmonie di Amburgo, Lincoln Center di New York, Royal Festival Hall di Londra, Parco della Musica di Roma – con grandi direttori e orchestre come la Philharmonia di Londra, l’Orchestra Filarmonica di Radio France, l’Orchestra Nazionale del Belgio, l’Orchestra Nazionale d’Islanda, Tokyo Philharmonic, l’Orchestra Nazionale della RAI, le Orchestre delle radio tedesche SWR e WDR, le Orchestre filarmoniche di Strasburgo e Nizza, Tokyo Sinfonietta, Basel Sinfonietta, Les Percussions de Strasbourg, i Neue Vocalsolisten Stuttgart, l’Ensemble Contrechamps di Ginevra.

I circa 40 cd incisi fino ad oggi includono, tra l’altro, la quasi totalità delle opere per flauto di Sciarrino, un riferimento assoluto per flautisti, compositori e studiosi. Tra questi cd due incisioni del concerto Libro notturno delle voci, a lui dedicato. Innumerevoli sono le registrazioni effettuate per radio e televisioni in tutto il mondo.

Pedagogo tra i più ricercati, oltre a tenere masterclass in tutto il mondo (ricordiamo la Residenza FROMM all’università di Harvard/Boston), insegna, in Francia e in Germania, all’Accademia Superiore di Musica di Strasburgo e alla Musikhochschule di Friburgo, occupando una delle più prestigiose cattedre di flauto del mondo.

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